Milano va a canestro con lo street basket

Viene giocato uno contro uno fino a quattro contro quattro

Lo street basket strega i milanesi. La pallacanestro da strada nasce negli Usa ma oggi Milano e Bologna si contendono il primato nazionale in quanto a numero di praticanti, in gergo street baller. «Normalmente - dice un giovane giocatore di via La Spezia - nello street basket si usa una sola metà del campo e si gioca fino allo sfinimento, senza limiti di tempo prestabiliti. È divertimento allo stato puro. Qui nessun coach e nessun arbitro impongono tempi e modalità di gioco».
L’età dei baller che si incontrano sugli oltre 50 campetti in cemento di Milano e hinterland varia mediamente dai 12 ai 22 anni. Ed è soprattutto con la fine dell’anno scolastico che i playground all’interno di parchi, giardini pubblici e piazzali si riempiono di adolescenti: scendono in campetto con T-shirt extralarge, scarpe di gomma, pantaloncini di tela e andatura tassativamente dinoccolata alla Shaquille O’Neal. La formula classica è la partitella ai 20 punti giocata uno contro uno, tre contro tre o quattro contro quattro. Le regole di solito non si scostano molto da quelle del basket ufficiale. È semmai la filosofia a cambiare: «Lo street - dice per esempio The Pope, un nickname - è un gioco di contatto all’americana in cui, regola non scritta ma di grandissima importanza, bisogna trattenere il meno possibile la palla».
A Milano lo street basket è così popolare che una società di C2, la Urania Wildcats, ha stilato una classifica dei migliori playground. Tra i primi quattro figurano lo storico campo del Parco Sempione, 31 metri quadrati per 17, tabelloni e canestri nuovi di pacca con aree, lunetta e delimitazione del campo ben visibili, restituito di recente dal Comune agli appassionati milanesi. Seguono il campetto di via Dezza, a Porta Vercellina, silenzioso e ombreggiato tutto il giorno e meta, a quanto pare, di elementi di spicco provenienti dalle squadre del S.Pio X, del San Carlo e del Leone XIII; e ancora l’impianto di viale Argonne, dove si possono incontrare anche giocatori della vicina Urania e della Kolbe (Serie D), e infine il campo di piazzale Lotto, oltre l’ingresso del Lido, che gode di una manutenzione impeccabile, meta di giocatori assidui, non tutti giovanissimi.
Non è raro incontrare giocatori di squadre di serie D o C2. «Lo fanno perché d’estate le palestre chiudono ma anche per farsi notare dalle ragazze che passano». Una consuetudine vietata ai professionisti di serie A e Lega 2 perché esibizioni ad alto rischio. Il cemento dei campetti è più ruvido del parquet delle palestre e non sempre chi è abituato al basket classico riesce ad avere la meglio sui baller... La regola funziona anche al contrario: ogni tanto qualche coach di squadre Under 20 vi cerca talenti da avviare al basket. Ma raramente un buon street baller si dimostra anche un bravo cestista. Secondo i tecnici federali, lo street basket «è un ottimo banco di prova e di sviluppo per la difesa individuale e le abilità di dribbling; ma non prevede situazioni di gioco più evolute come i tiri in uscita dai blocchi o le collaborazioni offensive a tre-quattro giocatori». Certo che è incoraggiato dalla federazione che annualmente organizza Join The Game, campionato di tre contro tre uomini e donne.
Si registra pure la presenza costante di appassionati filippini. Arrivano a frotte verso sera, non mollano più il campo e mettono in scena lotte selvagge sotto canestro e palleggi convulsi. Difficile l’integrazione per una diversa concezione del gioco.