Milano, voci dal tribunale: arresti per le intercettazioni

Accusa di associazione per delinquere anche per manager del gruppo

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Lo scacchiere Telecom è destinato ad essere stravolto di nuovo. Sulla società telefonica sta infatti per scatenarsi una tempesta giudiziaria senza precedenti. In Tribunale a Milano non si parla d’altro. E s’attende che il gip Paola Belsito sciolga le ultime riserve sulla richiesta di custodia cautelare per associazione a delinquere presentata a inizio estate dai Pm Stefano Civardi e Fabio Napoleone. Numerosi i capi di imputazione indicati su questo gruppo, con punti di riferimento nell’azienda e che per l’accusa speculava sulle informazioni tratte dai flussi telefonici. Sino alle creste sulle forniture. Insomma, visto, s’arresti. C’è chi assicura che l’ordinanza riguarderà almeno sei persone. Tra questi anche manager Telecom, ovviamente. Altre indiscrezione indicano in questa settimana l’esecuzione delle misure. Di sicuro l’imminente ordinanza ha già conquistato un barbaro primato: è la più annunciata dell’anno mentre dovrebbe costituire la sintesi di una scelta meditata e segreta del giudice visto che si priva gli individui della libertà. E dovrebbe contare sull’effetto sorpresa, e non sul tam tam dei giornali. Balle dei libri e dei codici: a Milano gira in modo diverso. S’allerta tutto un sistema variegato di avvocati, giornalisti, cancellieri, militari e autisti.
Insomma, doveva andare così anche stavolta. Con lo scacco dei giudici che arriva prima delle assemblee sociali, delle trasformazioni societarie, delle alleanze internazionali. Con il mercato, la Borsa e tutto il resto magari lì inerti, rimbambiti dal clamore e calore mediatico assicurato agli eventi giudiziari. Stesso copione del ’92 quando a essere divorati dalla furia miope e giacobina erano i politici. Oggi che la politica ha invece rinunciato a riconquistare le caselle occupate dalle toghe, nel mirino finiscono i gruppi finanziari, le scalate, come quella a Bnl, dove ancora prima del processo l’accusa già mostra qualche inconsistenza.
Doveva andare così anche stavolta. Se non fosse che Marco Tronchetti Provera capito il gioco si è sfilato, allungando la miccia, sparigliando i giochi a chi preparava i botti d’inizio autunno. Non solo. Dal cilindro o se preferite dalla cornetta del cda di Telecom si è materializzato Guido Rossi come neo timoniere. Sarà lui a sbrogliare il caso dei manager a San Vittore. Rossi, scelto perché cristalizza la distanza tra Margherita, Prodi e D’Alema, evitando ombrelli statali a creature ormai private. Ma anche perché è sempre lui a tener banco nelle ultimi scandali mediatico-giudiziari del Paese. Dai furbetti del quartierino a furboni dello stadio, per non tornare ai Ferruzzi, il prof è di casa in certe procure e icona, super coccolato, da certi giornali. Come quelli che negli ultimi mesi martellano un giorno sì e l’altro pure Telecom. Come Repubblica, che innervosita accusò la procura di condurre l’inchiesta sulla telefonia in maniera «troppo lenta». Tronchetti Provera fece partire delle querele.
Ora la fame di giustizia verrà saziata. Prestissimo. Secondo i tempi voluti non da Repubblica ma dalla Belsito, già pretore e gip in Toscana, dove per anni è stata segretaria regionale di Magistratura democratica. Oggi i suoi tempi coincidono con quelli delle grandi manovre della finanza. Per caso, certo. Le lancette si allineano. Proprio come nella guerra tra Lodi e AbnAmro per Antonveneta. Eravamo a fine aprile del 2005. Martedì 26 un mister X consegnò all’avvocato Mario Zanchetti un asso pigliatutto: un documento interno della Popolare di Lodi con le movimentazioni degli scalatori. Erano in uno studio legale in centro a Milano. Giovedì Zanchetti deposita una denuncia contro la scalata lodigiana. In appena 48 ore le Fiamme Gialle già perquisiscono la banca di Fiorani mentre è in corso a Padova l’assemblea soci Antonveneta con il nuovo vertice lombardo. Esplode il caso. Mister X è rimasto senza volto. Ma si sa da chi Zanchetti lo incontrò. Nello studio di Guido Rossi.
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