Il kamikaze Game e i libri del Califfo: la Digos indaga

Un opuscolo di 50 pagine insegna a costruire le bombe fatte in casa. L'attentatore della caserma il precursore

«Non appartenere a un gruppo significa non potersi far rispettare quando occorre e non rappresentare un valore nella società. Chi diffonde la fede islamica oggi non può proteggersi da solo, se viene attaccato da criminali o dalle forze di polizia. I musulmani non hanno un vero senso di unità. Quando le loro abitazioni vengono, per qualche ragione, violate, nella comunità prevale lo sgomento, la paura. Alcuni si sentono amareggiati e senza speranza, mentre ad altri non resta che ringraziare Allah per essere stati risparmiati. I veri credenti si rattristano perché sanno bene che se i maomettani fossero tutti fratelli, si potrebbero aiutare l'un l'altro. Se sei uno di questi credenti desideri un punto di partenza su come crearti il tuo gruppo, raggruppare una banda e crescere nel movimento della guerra santa che recluta “soldati” e costituisce una forza nell'Occidente, questo libro è per te».

Inizia così uno dei tanti volumetti di 45-50 pagine in formato E-book della serie The black flags (Le bandiere nere) diffusa dall'Isis per istruire gli aspiranti foreign fighters decisi a convertirsi e a partire per raggiungere le forze del Califfato o a crearsi un gruppo in uno stato europeo, o comunque occidentale, per diffondere a modo loro la religione musulmana. Su questi opuscoli lavora la Digos di Milano dove gli investigatori sono impegnati in veri e propri studi online.

«Non hanno nulla a che fare con i manuali di Al Qaeda, libri di mille pagine infarciti di concetti filosofici - spiegano gli investigatori -. L'Isis vuole essere uno stato, non solo un popolo in guerra: ha creato province che amministra, ha una moneta. Ed è anche grazie a questi libretti, con una comunicazione diretta e accattivante, che è riuscita laddove Al Qaeda ha fallito, cioè nel fare proseliti tra gli occidentali. Le conoscenze personali unite alle istruzioni che si trovano in queste opere possono fare di una persona qualunque un piccolo ma pericolosissimo soldato, capace di costruire una molotov se non una bomba più efficace. Lo stesso Mohamed Game, il libico che nel 2009 cercò di farsi saltare in aria all'ingresso della caserma di piazzale Perrucchetti, in questo senso era stato un precursore: studiava su internet, si era fabbricato una pipe bomb senza possedere conoscenze specifiche in materia... Se pensiamo che studiava sul manuale “Appello alla resistenza islamica” di Abu Musab al Suri, uno dei primi teorici del lupo solitario propagandato dal Califfato, beh, possiamo capire quanto fosse avanti!».

Anche Bikri e Wassad, il tunisino e il pakistano arrestati proprio dalla Digos di Milano a luglio perché, in nome dell'Isis, erano determinati a compiere un'attentato alla base militare bresciana di Ghedi, dai dialoghi «catturati» dalle intercettazioni, sembrano due persone troppo sempliciotte per mettere in atto la jihad. Tuttavia Wassad era in grado di anonimizzare i telefoni. «Era una sfida continua con loro - spiega la polizia - Ed era avvincente superare certi ostacoli tecnologici. Quando “penetrare” nei loro telefoni diventò impossibile, mettemmo una cimice sull'auto di Bikri. Che appena si accorse che potevamo trovare la vettura, mostrata in un tweet, la vendette. Innocui? Perché li abbiamo arrestati prima che potessero agire».