Dopo 18 anni da prefetto Ravasi lascia l’Ambrosiana

Il monsignore saluta la biblioteca di piazza Pio XI chiamato a Roma da papa Ratzinger: sarà ministro della cultura della Santa Sede

Gianfranco Ravasi promosso Presidente del Pontificio Consiglio per la cultura. La notizia verrà ufficializzata a giorni, probabilmente già domani. Il noto biblista lombardo, prefetto della Biblioteca ambrosiana dall’89, verrà ordinato vescovo da papa Benedetto XVI il prossimo 29 settembre nella basilica di San Pietro. Il Consiglio della cultura è, per la Santa Sede, un ministero della cultura. Un’istituzione nata con il Concilio Vaticano II per collaborare con il Pontefice e promuovere il dialogo con le culture di ogni tempo, approfondire i motivi di «frattura» fra il messaggio del Vangelo, il sentire laico o l’indifferenza religiosa. E ancora per valorizzare l’impegno di quegli scienziati, letterati o artisti che si sentano riconosciuti dalla Chiesa come persone al servizio del vero, del buono e del bello. Insomma, un compito delicato. Che per Papa Benedetto XVI particolarmente si addice al fine biblista ambrosiano. Classe 1942, nato a Merate in provincia di Lecco, monsignor Ravasi è non solo dotato di una cultura vastissima ma anche di una rara capacità di trasmetterla.
Predicatore ammaliante, sa «leggere» nei Salmi o nei libri dell’Antico Testamento come se fossero stati scritti oggi, (pensiamo alle esegesi del «Cantico dei cantici», di «Giobbe» o del «Qohelet» pubblicate da più case editrici a conferma del grande successo editoriale). A Milano è stato prefetto della Biblioteca Ambrosiana per 18 anni. Non a caso, e senza esagerare, la biblioteca italiana più famosa dello Stivale e per il patrimonio custodito una delle più prestigiose al mondo.
Fondata nel 1609 dal cardinal Federico Borromeo, la seconda nella storia aperta al pubblico (prima di allora il suolo di una biblioteca veniva calpestato unicamente da principi e prelati), preceduta solo dalla Bodleiana di Oxford nel 1602. È l’istituzione nata nel cuore della città, vicina alla gente, pensata per far aprire i propri volumi e non lasciarli impolverare negli scaffali, baluardo contro l’avanzare della Riforma protestante. È biblioteca moderna e precorritrice ma anche biblioteca «scrigno». Qui si trova il Codice Atlantico di Leonardo e una serie immensa di manoscritti autografi di Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Galileo, Parini, Manzoni, Porta. Un patrimonio immenso, più di 30mila manoscritti, 12mila pergamene, 30mila incisioni e oltre mille legature medievali. La biblioteca Ambrosiana comprende dal 1618 anche la Pinacoteca, voluta sempre dal cardinal Borromeo in piazza Pio XI. Qui si trovano le tele della collezione privata di Federico Borromeo e dipinti di Leonardo, Botticelli, Bramantino, Bernardino Luini, Caravaggio (ad esempio la famosa «Canestra di frutta»). Oltre al prefetto c’è sempre stato un Collegio di dottori (tutti preti) a sovrintendere le attività della biblioteca. Fra i più famosi si ricordano lo storico milanese Giuseppe Ripamonti, Ludovico Antonio Muratori, Giuseppe Antonio Sassi, il cardinale Angelo Mai, Antonio Maria Ceriani, il cardinale Giovanni Mercati e Achille Ratti diventato poi Papa Pio XI. Fra pochi giorni l’Ambrosiana avrà un nuovo prefetto.