Il 25 aprile e lo sciopero sbagliato per ricordarlo

Secondo una certa concezione enfatica e retorica tipica della sinistra sindacale e politica, inchiodata a ritualità novecentesche, non è possibile celebrare adeguatamente una ricorrenza andando a lavorare. La grande distribuzione ha programmato di tenere aperti alcuni punti di vendita il 25 aprile e il 1° maggio, impiegando per questo parte dei dipendenti. Una iniziativa inaccettabile per Cgil Cisl Uil. E poco importa se in realtà non si tratta di una novità assoluta, è già accaduto altre volte. Fatto sta che per garantire a tutti ma proprio tutti i lavoratori del commercio la possibilità di celebrare due ricorrenze tanto «politiche» come l'anniversario della Liberazione, e la festa del lavoro i sindacati della categoria sono arrivati a proclamare uno sciopero. Mai come in questo caso si può dire che si sciopera per fare festa e viene anche da pensare che obiettivo non secondario dello sciopero sia assicurare la massima partecipazione alle manifestazioni canoniche, ai cortei di rito previsti per quelle date. Ma è semplicemente incredibile che gli stessi sindacati che quotidianamente denunciano gli effetti della crisi, il calo dei consumi e dei fatturati con le prime chiusure di punti di vendita anche nella grande distribuzione e i primi licenziamenti, che quegli stessi sindacati chiedano ora di rinunciare a due giornate che, oltre tutto, essendo festive porterebbero nei supermercati più clienti di un qualsiasi giorno feriale. Graziella Carnieri, segretario generale della Filcams Cgil di Milano, dopo aver incautamente accostato quelle due festività «laiche» al Natale e alla Pasqua, parla di «diritto al riposo», che evidentemente è fuori discussione. Ma è davvero singolare che venga invocato proprio per queste due festività(...)