«Dopo 600 anni riportiamo le viti in Sant'Ambrogio»

Un'enoteca sarà ospitata nell'oratorio della Passione ma il Comune ritarda nel concedere i permessi per le piante

C'era una volta un vigneto nel cuore di Milano. Correva l'anno 1499 quando Lodovico il Moro firmò l'atto di donazione a favore di Leonardo Da Vinci per la cessione di una vigna a Porta Vercellina. Dal Rinascimento fino agli inizi del Novecento, in parecchi in città avevano le proprie viti nel giardino di casa o nel cortile del palazzo, soprattutto nella zona di Sant'Ambrogio, dove infatti sorge via Vigna.

E proprio ripercorrendo questa storia dimenticata, Alessandro Costantini, fondatore di Wineoclock, società di distribuzione di vini, ha avuto l'idea: promuovere la cultura del vino nel quartiere (che fu) delle viti.

La sua proposta è piaciuta anche all'abate di Sant'Ambrogio Erminio De Scalzi che ha acconsentiro ad ospitare, all'interno dell'Oratorio della Passione della basilica, un'enoteca durante il periodo di Expo. Si chiamerà «Milano Wine Garden» e sarà il luogo dove gli appassionati di vino potranno deliziarsi in degustazioni guidate o seguire conferenze sul tema. Il tutto in un contesto meraviglioso, con i tavolini sotto il porticato, a ridosso delle mura di uno dei gioielli di Milano. Ovviamente verranno rispettate alcune regole: l'enoteca non resterà aperta oltre le 22,30, orario di chiusura della basilica e non interferirà con le messe e gli eventi liturgici. La domenica inoltre dedicherà uno spazio speciale ai religiosi che producono vino e alla cultura del verde. Per realizzare completamente il suo sogno, Alessandro Costantini, vorrebbe vedere, dopo secoli, sorgere una piccola vigna a Sant'Ambrogio. O fuori dall'università Cattolica, o nell'area verde di largo Caduti milanesi per la patria. Anche sopra al nuovo parcheggio andrebbe bene, purché si faccia. Lui fa parte di quelli che accolsero con entusiasmo l'appello dell'allora sindaco Letizia Moratti per partecipare attivamente alla buona riuscita di Expo con idee e progetti. Ma ora si trova imbrigliato tra un po' di burocrazia e un Comune tentennante. A Palazzo Marino per ora nessuno ha preso a cuore la sua idea di riprodurre una vigna in miniatura, seppur a costo zero per le casse comunali. Gli è stata data la disponibilità di realizzarla in una cascina in periferia, ma non è questo il progetto. «Io non chiedo soldi - spiega Costantini - ma solo l'autorizzazione a piantare qualche vite a Sant'Ambrogio». Tra qualche giorno ci sarà l'incontro con i tecnici del Comune e si spera di trovare un accordo. L'università Cattolica ha dato la disponibilità ad utilizzare il piccolo spazio verde di largo Gemelli ma ha chiesto un preventivo un po' alto, di 25mila euro. «Io farei tutto con 4mila euro» assicura il manager dei vini. L'Umanitaria, per ospitare il vigneto nei chiostri, ha chiesto 250mila euro, la fondazione Catella 300mila. Troppo. Costantini, in attesa di un sì dal Comune, ha già acquistato 600 viti. In parte le vorrebbe dare in adozione ai milanesi, perché ognuno possa crescere la sua vite sul balcone. Ad appoggiarlo tutte le associazioni del quartiere.