Il '900 di Asnago e Vender architetti della Città che sale

Un itinerario suggestivo tra grandi edifici degli anni Trenta Da viale Maino a via Velasca, esempi di «umiltà costruttiva»

L'amore per l'architettura e per Milano è costituito è testimoniato dall'«umiltà costruttiva» di due grandi Maestri del Novecento, Mario Asnago e Claudio Vender, benchè il loro edifici fossero e lo sono ancora spettacolari, di grandi dimensioni; l'ultimo si trova tra viale Maino e via Rossini, ora sede della Pompower Group. Un edificio moderno in pieno rispetto con l'esistente di questa zona alberata grazie al suo boulevard ricco di alberi e giardini, proprio come lo furono gli edifici di via Velasca (1947), Via Tunisia, Via Lanzone, Piazza Sant'Ambrogio, via Turati, pensati con gli stessi valori estetici e sociali, in sostanza ideati per uso abitativo e uso commerciale (uffici), proprio come fu altro grattacielo di Milano progettato da Lugi Mattioni nel 1950, quello di Rimini in San Babila e il Pirellone di Giò Ponti, sempre di quegli anni.

Un palinsesto moderno dalla struttura solida e possente sorto sulle ceneri di altro edificio del 1962 che portava la loro firma che ora svetta con tutta la sua «corpulenza» in pieno rispetto dell'esistente e dell'ambiente. L'edificio è stato pensato per nuove esigenze non abitative ma di rappresentanza: otto piani, una «torre» centrale più alta degli altri due corpi, terrazzi e patii. L'ambiente interno è luminoso e minimalista, grazie alle grandi vetrate con infissi simili a quelli di un tempo, disegnati con sapiente gioco di rimandi al passato e alla tradizione (statue, colonne e marmi), si ha la sensazione di entrare in una galleria d‘arte forse anche a grandi gigantesche fotografie su parete e su vetro che abbelliscono l'ambiente a fanno da contorno agli arredi che ne portano la medesima firma. Dalla terrazza centrale si gode il Duomo di Milano, un piacere immutato anche certamente tra dieci o più anni.

Milano è costellata da edifici che portano questo nome sempre razionali e spettacolari, quasi mai di piccole dimensioni sempre pensati all'insegna del sodalizio tra uso abitativo e commerciale. La stessa Torre Velasca dello Studio BBPR (Banfi, Peressutti, Belgioioso e Rogers) ne è l'emblema di «una città che sale», come la descrisse Boccioni in alcune sue tele e che lavora, ma allo stesso tempo ama vivere in essa, infatti la Torre Velasca è vissuta nei piani alti quelli che sporgono a fungo da famiglie e sotto negli altri piani ci stanno le famiglie. A differenza degli altri edifici dello Studio Asnago e Vender quest'ultimo non è chiaro, bianco come spesso avveniva negli altri con l'uso sapiente di marmi e pietre o intonaci e vetri, lastroni puri che muovendosi creavano serre naturali all'interno degli edifici specie all'ultimo piano, molti anche con piccole piscine o fontane circondate di verde. La maggior parte di questi edifici sorge nel centro storico, che si prestava alla ricostruzione e al boom economico e pr questo le aree si prestavano a progetti di grandi dimensione. Via Caterina da Forlì, Piazza S.S. Trinità, via Mac Mahon, Corso Sempione, Via Padova, Via Verga, Via Solari, Via Previati, via Ruffini, via Laghetto, Via Giannone, via Cappuccio, via Foscolo, Via Col Moschin via Albricci, sono solo alcuni degli edifici che ancora oggi vivono a Milano con la firma di Asnago (1886-1981) e Vender (1904-1986). Quello di Via Lanzone (enorme) e quello di Piazza Sant'Ambrogio trovo che siano i più esemplari. Anche in quest'ultimo di Via Rossini/Maino, come spiega il curatore del volume edito da Skira, Federico Brunetti, Mario Asnago era anche pittore e aveva il gusto per la decorazione perciò ogni ingresso non è mai stato banale, ma importante.