La toponomastica si fa dittatura e la Resistenza sfratta Baravalle

A ridosso del 25 aprile: il solito copione di una «festa» che divide. Eterno collante di una sinistra ad alto tasso di ideologia e basso tasso di buongoverno che continua a utilizzare la toponomastica per un disegno di egemonia culturale

di Carlo Fidanza
Europarlamentare Fratelli d'Italia

Fine anni Novanta, un piccolo polmone verde nel cuore del Ticinese veniva minacciato dalla costruzione di una palestra. Allora sedevo in Consiglio di Zona e ricordo sedute tesissime su questo. Il Baravalle era salvo. Un Parco di 38mila metri quadrati con aree gioco, campi da basket, aree cani, un luogo che tutti i giorni si popola di bambini e famiglie. Realizzato nei primi anni Sessanta al posto di un quartiere di villette popolari, all'incrocio tra le vie Tabacchi, Giambologna, Tantardini, Balilla e Baravalle.

Già, Carlo Baravalle, avvocato vissuto tra l'Ottocento e il Novecento, esperto di agricoltura dà il nome a questo parco. O meglio, dava. La giunta Pisapia ha, infatti, deciso di recidere questo filo di memoria per intitolare quello che per tutti è «il Baravalle» niente popó di meno che «Parco della Resistenza». Avrebbero potuto provare a mettere il cappello su un simbolo di milanesità come Enzo Jannacci o lanciarsi su un più innovativo Steve Jobs, e invece no. La Resistenza. Sempre lei, senza chiaroscuri, con la «R» maiuscola.

A ridosso del 25 aprile: il solito copione di una «festa» che divide. Eterno collante di una sinistra ad alto tasso di ideologia e basso tasso di buongoverno che rimuove, impone, educa, attribuisce patenti e continua a utilizzare la toponomastica per un disegno di egemonia culturale, meglio se con lo sguardo rivolto al passato. C'è un piazzale della Resistenza partigiana lungo i Navigli. E un altro giardino in zona Barona verrà intitolato alle donne partigiane. Tanto che viene quasi da chiedersi se il numero di intitolazioni sia direttamente proporzionale ai libri di Giampaolo Pansa che ne rimettono in discussione il mito.

Ma attenzione, nel quartiere è già allertata la vigilanza democratica: la neonata «area resistenziale» è infatti costeggiata da un «inquietante» via Balilla. Quel ragazzo genovese che sfidò gli austriaci, ispirò Mameli, la Fiat e Mussolini. Del tutto incompatibile con il nuovo spirito dei tempi. Attendiamoci dunque nuove rivoluzioni toponomastiche. Ma consoliamoci godendoci qualche ora di primavera al Baravalle, perché così quel parco continuerà a chiamarsi per i milanesi.