Abbandono e rischio abusivi: sono 180 i "palazzi fantasma"

Il caso di stupro nello stabile occupato dagli sbandati. Ma c'è un elenco sterminato di edifici da bonificare

Una giovane donna è stata portata con le minacce e poi violentata, da un immigrato irregolare e pregiudicato, nel palazzo di via Adriano, da tempo segnalato e denunciato come covo di sbandati e disperati.

Ma sono una miriade, gli scheletri a cielo aperto di Milano. Immobili un tempo sede di aziende, cinema, uffici e scuole. E che ora lì, ruderi sventrati e arrugginiti, a raccontare la città che fu. «Ma Milano non è Detroit - tiene a precisare l'ex assessore all'Urbanistica Alessandro Balducci - E non è nemmeno Lipsia». Vero, ma le vie della città contano un'infinità di aree da bonificare e di palazzi abbandonati. Le immagini del degrado e degli ecomostri vanno dal palazzo delle Poste di piazzale Lugano, in via di demolizione, agli edifici «stile bombardamento» di via Lacaita. Un immenso patrimonio che è stato censito solo da pochi mesi. A stilare il lungo elenco di edifici e aree degradati è stato proprio il Comune che ha pubblicato su suo sito una mappa interattiva per individuare i «reperti» urbanistici. La lista è immensa: si contano in tutto 180 stabili privati, alcuni lasciati a metà a causa del fallimento delle imprese edilizie, ognuno con la sua storia. E poi ci sono un'ottantina di immobili di proprietà dell'amministrazione. «L'economia cambia veloce, il patrimonio edilizio si adatta lentamente. Si pensi al tema dell'obsolescenza degli edifici un esempio è in via Zama, a Santa Giulia , con la presenza di amianto che per gli operatori rende più conveniente trasferire gli uffici che bonificare» commenta Balducci, coordinatore del mastodontico lavoro. La fotografia della Milano abbandonata ora è sul tavolo dell'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran. Starà a lui e ai suoi tecnici stabilire dove intervenire e con quali priorità. E il piano di riqualificazione dovrebbe andare di pari passo con l'intenzione di dare una rinfrescata a tutti i quartieri periferici. Anche se mettere in sicurezza le situazioni di degrado è un preciso dovere dell'amministrazione, è ovvio che intervenire per impostare riqualificazioni e riutilizzi costa caro e non sempre i soldi ci sono. Per questo una delle vie più interessanti è la collaborazione con i privati. «Una delle grandi sfide urbanistiche per i prossimi anni consiste nel recuperare aree dismesse o abbandonate e restituirle alla fruibilità pubblica, creando nuovi servizi per i cittadini - spiega Maran -. Per questo, grazie alla nostra mappatura costantemente aggiornata, possiamo interagire con i proprietari degli immobili e sollecitarli ad intervenire con l'abbattimento o il recupero». Un percorso, quello delle trattative con i privati, che solitamente richiede anni.

Nel lungo elenco del patrimonio dimenticati ci sono anche parecchi cinema storici: da President al Maestoso, Dal cinema Luce allo Splendor. E poi ci sono alberghi non più utilizzati (ade esempio in via Cosenz e in via Bignami), ex palazzine dell'Inps, dell'Enel, del provveditorato agli Studi, delle Poste, di ex concessionarie auto (come la Renault di via Sant'Abbondio) e di ex officine (come quella dei treni ad Alta velocità in piazzale Lugano). Esiste anche una legge regionale che impone ai Comuni di correlare il minor consumo di suolo con interventi di rigenerazione urbana. Qualche caso di ruderi in piena città è già stato affrontato. In parte sono stati avviati al riutilizzo, in parte alla demolizione come è l'ex fabbrica di via Montefeltro. Resta ancora parecchio da fare. Anche perché la mappa urbanistica della Milano fantasma è in continuo aggiornamento grazie alle segnalazioni dei cittadini.

Commenti

bimbo

Mer, 10/08/2016 - 16:29

I nostri politici non pensano di vendere ai profughi gli immobili del demanio, difatti non vogliono vendere le case, ne affittarle ne darle in comodato, ma sanno lasciare i nostri patrimoni immobiliari nel dimenticatoio, per poi farsi propaganda politica nel criticare l'inefficienza italiana.