"Abbiamo recuperato, innoviamo"

Parla Giuseppe Pasini: "Indici in crescita, la crisi ora è alle spalle"

«I dati sono in crescita». È ottimista Giuseppe Pasini (nella foto), presidente da un anno dell'Associazione industriali di Brescia. «Stiamo cercando di venir fuori dalla crisi e Brescia ha dimostrato di essere reattiva».

Pasini ha il polso di chi conosce le imprese e un territorio oggi in grado di guardare ai mercati di tutto il mondo. «Certo - riflette Pasini - il contesto nazionale è cresciuto meno dell'Europa, ma i dati sono in crescita, anche dal punto di vista dell'occupazione. Il tasso di disoccupazione oggi è nella media della Lombardia e ben più basso di quello italiano; è ovvio che se andiamo a guardare agli anni del pre-crisi questo tasso era molto più basso e lo stesso se ci confrontiamo coi land tedeschi, ma tendenzialmente stiamo facendo bene, la ripresa c'è. La disoccupazione giovanile è al 17,7%, è vero che eravamo al 10% però poi siamo arrivati al 30%, la disoccupazione giovanile è scesa moltissimo negli ultimi 2 anni, a dimostrazione del fatto che i nostri giovani adesso trovano lavoro».

Brescia è fuori dalla stagnazione ma il peso di questo contesto e di queste difficoltà recenti sono la premessa di ogni ragionamento. «L'Italia - osserva il presidente - è uscita dalla crisi peggio di altri Paesi. È molto diverso che nel Nord Europa o in Germania. Eppure sarebbe ingeneroso vedere in negativo la nostra situazione attuale». Brescia viaggia al ritmo della regione. «Siamo in linea con la media lombarda. Quello bresciano è un territorio che vive molto di manifatturiero: molta metallurgia, molta meccanica, e ha risposto bene, il 70-80% delle imprese sono esportatori abituali, chi in Cina chi negli Usa». L'economia, poi, è in continua trasformazione. «La nostra è una provincia che non ha solo industria, anche agricoltura e turismo, ma si caratterizza molto per il tipo di produzione. Ebbene, con la digitalizzazione si può fare manifatturiero e meccanica in modo moderno. I grandi marchi automobilistici hanno molta componentistica che arriva dalle nostre imprese. Abbiamo il biomedicale, radici profonde capaci di innovarsi in modo moderno. Ci sono ottime università, servono ingegneri, dottori in economia e commercio, un'alta scolarizzazione che assecondi questa innovazione».

La politica, deve fare la sua parte. «Ho letto il contratto di governo - osserva Pasini - e ho trovato poco sull'impresa. Non parlarne vuol dire parlare poco di lavoro. Come presidente mi sarebbe piaciuto trovare qualche capitolo in più su giovani e imprese. Poi non sono molto d'accordo sul reddito di cittadinanza: il lavoro bisogna crearlo, non metterlo in secondo piano, è un problema di approccio. Sul fisco - prosegue - c'è molto da fare, sul costo del lavoro si sta abbattendo un cuneo molto pesante e ai nostri collaboratori resta poco per i consumi. Anche l'aumento dell'Iva si abbatterà sui consumi, non lo vedo bene». «Va considerato - prosegue - un debito pubblico altissimo». Alle istituzioni, l'economia chiede dinamismo: «Le imprese non possono vivere solo di export e mercato estero, devono aumentare gli investimenti infrastrutturali». Preoccupano i «no» e Pasini cita la Tav e il progetto Pedemontana. Il raccordo della Val Trompia e la banda larga. «Non possiamo frenare questi investimenti, sono necessari».