«Aborto per le manganellate». Calunnia

Il giudice manda a processo la donna che accusò i poliziotti dopo aver perso il bimbo

La denuncia - «Presa a manganellate dalla polizia durante gli scontri per l'occupazione abusiva di case popolari e costretta ad abortire spontaneamente due giorni dopo» - era di quelle pesanti più di un macigno. La smentita, arrivata tre mesi e mezzo più tardi, nel marzo 2015, per certi versi era anche peggio. Non era vero nulla. Ovvero: la donna, un'occupante abusiva di 37 anni che viveva in condizioni di disagio economico, era davvero incinta di sei mesi e davvero aveva perso il bambino 48 ore dopo lo sgombero. Per il resto però si trattava di una calunnia in piena regola. Ieri Ionica Druso è stata rinviata a giudizio per calunnia. Lo ha deciso il gup di Milano Teresa De Pascale che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Gianluca Prisco, mandando a processo anche la sorella Adi per le falsità dette.