Aborto, telefono amico per aiutare chi soffre

Quasi cento chiamate in due mesi al numero verde attivo 24 ore Molte donne (ma anche uomini) chiamano anche dopo anni

Sabrina Cottone

Può accadere subito, ma anche dopo dieci, venti o trent'anni. Il dolore di un aborto a volte sembra nascondersi e sparire per sempre. Invece riaffiora, all'improvviso, come se non fosse mai andato via. Ascoltano storie simili eppure diversissime gli operatori del Call center per il dopo aborto, inaugurato nel febbraio 2016, che ha già ricevuto decine e decine di telefonate, siamo quasi a quota cento. Chiami l'800 969 878 e un volontario o una volontaria rispondono sette giorni su sette, ventiquattr'ore su ventiquattro. Un telefono amico speciale, che può essere usato solo per parlare, oppure per chiedere di entrare in contatto con uno psicologo, uno psicoterapeuta, un ginecologo, un sacerdote.

Succede molto spesso che chi avverte questo dolore e compone il numero dell'SOS aborto, desideri un colloquio con un prete. Tra tutte le telefonate ricevute finora, il 73 per cento di chi chiama chiede di un sacerdote. Ma c'è anche un 17 per cento che preferisce rimanere a colloquio con i volontari, un 5,9 avverte il bisogno di uno psicologo oppure di un ginecologo (2,3 per cento). Numeri che possono apparire aridi eppure dicono come la ferita bruci soprattutto nell'anima.

Si chiama «Fede e terapia» ma non c'è bisogno di credere in Dio per telefonare, anche se la Misericordia, soprattutto nell'anno della Porta santa del Giubileo, è un grande aiuto per superare quel che finché si è in vita può rimanere un trauma per madri e padri. Un'altra sorpresa è proprio quanti uomini si siano già rivolti in questi pochi mesi al Centralino: il 41% delle voci è maschile. Donne e uomini tra i quaranta e i cinquanta sono la maggioranza (38%), ma anche tra i 50 e i 60, tra i 60 e i 70, la sofferenza si fa sentire. Capita persino a ottant'anni. Da giovani, tra i venti e i quaranta, si maschera di più o forse soltanto meglio.

«Il mondo del post- aborto è un mondo nascosto, sottobosco segreto che grida in silenzio e fa tanta fatica a uscire allo scoperto» dice Chris, 45 anni, una dei volontari del numero organizzato dall'associazione «Difendere la vita con Maria». Racconta che esiste un comun denominatore tra chi chiama, «il senso di colpa che ti sovrasta e l'impossibilità di perdonare se stessi per il gesto compiuto». È difficile prevedere quando la sofferenza appaia: «Spesso il trauma del post-aborto si manifesta dopo moltissimi anni, perché il tuo senso di colpa finisce per essere nascosto con cura laggiù nel profondo della tua anima, sepolto e apparentemente dimenticato». Elaborare il lutto, così, è se possibile ancora più complesso.

C'è la storia di una donna che ha abortito il terzo figlio in un momento difficile. Nove anni dopo, quando tutto era stato risolto, all'improvviso la domanda è diventata parola: «Ma che cosa ho fatto?». È per dare un aiuto a chi non sa con chi parlarne che esiste questo numero verde. Nato a Novara, presentato nella sede di Avvenire dal vescovo Franco Giulio Brambilla, squilla molto in Lombardia.