Accuse, veleni e bandiere Pd «A Sesto puntano sull'odio»

La sinistra teme la caduta dell'ultimo baluardo rosso E attacca il cartello centrista che appoggia Di Stefano

A Sesto San Giovanni, stavolta, il Pd può davvero perdere. E la sinistra è sull'orlo di una crisi di nervi politica. «Stanno alimentando un clima di odio assolutamente inqualificabile» dice Gianpaolo Caponi, oggi alleato del candidato azzurro Roberto Di Stefano.

Il primo tempo elettorale si è concluso l'11 giugno con un sostanziale pareggio (tre punti separano la sindaca uscente, Monica Chittò, dallo sfidante, Di Stefano appunto). Il finale di partita è in bilico anche perché Di Stefano ha messo a punto un'operazione che potrebbe rivelarsi decisiva: un accordo ufficiale con Caponi, il candidato artefice di un autentico exploit. Avvocato, ex presidente dei Lions, vicino al mondo dell'associazionismo e dello sport, alla guida di un cartello tutto civico formato da quattro liste, Caponi supera il 24% e si presenta come il vero ago della bilancia. L'accordo con Di Stefano è naturale per il polo civico-centrista di Caponi: col centrodestra l'avvocato condivide il giudizio negativo sull'operato dell'amministrazione uscente, e anche alcune priorità su cui lavorare: la sicurezza, la battaglia anti-degrado.

Dopo 70 anni, dunque, la roccaforte rossa Sesto San Giovanni potrebbe cadere. Non per chissà quale svolta ideologica, ma per una concreta valutazione sull'operato di una sinistra che in città domina da decenni. Oltre a Di Stefano e Caponi, anche i 5 Stelle si sono schierati su posizioni fortemente critiche e hanno ottenuto un altro 13%. Alla fine, un giudizio positivo sull'operato dell'amministrazione uscente può essere ascritto al 30% che ha votato Chittò, come dire uno su tre (senza considerare gli astenuti, il 50%). In questo clima di delusione e sfiducia, la sinistra fa appello alla mozione degli affetti (tali sono il comizio del sindaco di Milano Beppe Sala, quello dell'ex Giuliano Pisapia). Oppure evoca lo spauracchio della destra. A farne le spese soprattutto Caponi, che pochi giorni fa ha ricevuto dall'ex sindaco, Giorgio Oldrini, una lettera pubblica dedicata al pericolo della destra in procinto di prendere Sesto con «forme violente ed estreme». Accuse, veleni, gossip. «Un clima di odio inqualificabile che non porta da nessuna parte - commenta Caponi - crea tensioni e distoglie dai problemi della città. Hanno governato malissimo e non hanno neanche avuto l'umiltà di fare critica, si scagliano contro l'avversario. Noi restiamo civici e abbiamo ragionato di programmi e idee, che sono state accolte da Di Stefano». La sinistra aveva corteggiato Caponi, chiedendogli in pratica un appoggio esterno: «Se fossi rimasto neutrale, mi avrebbero dato un posto in giunta». Solo dopo è stato prospettato un apparentamento: «Perché hanno capito che non ero in vendita. Dal centrodestra invece è arrivata un'apertura totale». Firmando l'accordo con Caponi, il centrodestra rinuncia a un bel po' di seggi in Consiglio. La prima lista dell'avvocato, infatti, è la terza formazione più votata al primo turno dopo Pd e 5 Stelle e Caponi otterrebbe 7 consiglieri su 15, praticamente la maggioranza relativa, mentre Fdi per esempio non avrebbe seggi. «A sinistra cercano di gettare discredito e alimentare uno scontro ideologico - conclude Caponi - ma noi siamo una formazione civica e questa sarebbe un'amministrazione moderata e civica».