Acqua «salata», colpa di 104 poltrone

Tutti pronti a parlare dell'acqua come bene pubblico, salvo poi dimenticare una giungla di sprechi e ovviamente di poltrone (104 solo in Lombardia), come troppo spesso accade nelle italiche cose. E 124 operatori. Un groviglio di burocrazie e soprattutto interessi che ha come inevitabile risultato di generare inefficienza e soprattutto farci pagare molto più caro un elemento prezioso come l'acqua. E a testimoniarlo c'è il fatto altrimenti incomprensibile che un metro cubo a Milano città costa 0,60 euro, mentre in provincia 0,92. E poi 1,63 euro a Mantova e 1,83 a Brescia. Ma non basta, perché con il Decreto Salva Italia, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha ottenuto le funzioni di regolazione e controllo del Servizio idrico integrato, in particolare per la definizione del metodo tariffario e la qualità del servizio. Il che per i cittadini significa che è già in vista un aggiornamento delle bollette che potrebbe essere indicato in un aumento necessario del 34 per cento per il biennio 2012/13, fortunatamente limitato dalla norma a un massimo del 13.
Ma quello che colpisce è lo stato attuale del servizio idrico in Lombardia, affidato a ben 13 aziende speciali, delle quali cinque sono ancora in fase di costituzione. Il che significa 13 consigli di amministrazione e 13 collegi dei revisori dei conti, per un totale di 104 poltrone da affidare più che a tecnici a politici locali (magari trombati) in cerca di una qualche collocazione. E poi 13 diversi Piani d'ambito da approvare, 13 diverse «procedure di autorizzazione agli scarichi industriali in pubblica fognatura». Ma soprattutto 13 enti controllori e quindi 13 diversi metodi di controllo per i 124 operatori incaricati del servizio. Basta pensare che per l'Ato di Varese i gestori sono 37 e per quello di Como 29. Non solo, perché poi c'è il conflitto tra enti controllori (Uffici d'ambito) ed enti controllati (Enti gestori). Ad esempio il sindaco di Milano Giuliano Pisapia nomina sia il cda di Metropolitana milanese (ente gestore del Servizio idrico integrato dell'Ato Città di Milano), sia il cda dell'Ufficio d'ambito dell'Ato Città di Milano.
Una babele in cui a rimetterci è evidentemente e come sempre il cittadino. E a cui chiede di porre rimedio il consigliere regionale del Pdl Fabio Altitonante, lo stesso che con una mozione dette l'avvio al dibattito sulla riforma delle Aler, l'istituto regionale delle case popolari un altro regno di cda e poltrone inutili oggi commissariato dalla giunta Maroni e in attesa di ristrutturazione. Ora un'altra mozione di Altitonante protocollata al consiglio regionale per avviare un'analoga revisione del servizio idrico «per razionalizzare - spiega - e garantire la riduzione dei costi, perché è troppo facile far pagare sempre ai cittadini. A Milano città entro fine anno ci potrebbe essere un aumento del 10 per cento». Nella proposta c'è la riduzione a un unico ente responsabile individuato nella Regione «che sarà protagonista del controllo», eliminando gli attuali 13 (le 12 province lombarde più uno per il Comune di Milano). E di conseguenza, spiega Altitonante che fu già promotore della riforma quando era assessore in Provincia, si potrebbe passare dai 124 operatori a solo 8 gestori unitari integrati. «Acqua pubblica, tariffe più basse e burocrazia zero sono adesso gli obiettivi di una riforma che la Regione non può più rinviare».