Addio comunisti, ora corteggiano De Bortoli

Appello dell'ala radicale all'ex direttore del «Corriere della Sera»

Sabrina CottoneE va bene che il marxismo non è di moda come un tempo e che la lotta di classe è in declino, ma proporre l'ex direttore del Sole 24Ore come candidato sindaco della sinistra a Milano è un'idea che farebbe rivoltare nella tomba anche Camilla Cederna, incarnazione del radical chic secondo il graffiante Indro Montanelli. Eppure così è e non è (solo) una boutade. La lista Tsipras vede in Ferruccio de Bortoli l'uomo giusto per contrastare Giuseppe Sala, l'amministratore delegato di Expo che il premier Matteo Renzi ha voluto come suo uomo per tentare di conquistare la città.Ora, anche escludendo che de Bortoli si candidi, la questione vera è un'altra e cioè come sia possibile che la sinistra più a sinistra si riconosca in un uomo che, presentando ai lettori il Corriere della sera che nel 2009 si preparava a dirigere per la seconda volta, lo esaltava come «moderato». Eppure così è, e un appello per convincere il recalcitrante giornalista sta navigando nel magma internauta radical e liberal, alla ricerca di firme.Il manifesto si intitola «Perché» e i perché sciorinati dai possibili sostenitori di de Bortoli sono otto: perché è una persona per bene, perché conosce i meccanismi del potere, perché sa come si gestisce una squadra, perché ha capito la pericolosità dei tentativi di trasformare con le riforme la repubblica nata dalla Resistenza. E ancora: perché ha iniziato a lavorare al Corriere dei ragazzi, perché è stato tra i primi giornalisti a pubblicare il proprio indirizzo mail sotto un articolo, perché è presidente della Fondazione Memoriale della Shoah. Infine perché i maligni dicono che fu cacciato dal Corriere la prima volta da Berlusconi, la seconda da Renzi.In realtà de Bortoli, che dal 1997 al 2015 è stato direttore del Corriere per dodici anni, con un'interruzione al Sole durata dal 2005 al 2009, all'indomani del suo primo addio confidava di considerare determinante nel segnare le sue sorti il suo no alla guerra in Iraq. Correva l'anno 2003 e l'entusiasmo guerrafondaio dei mercati era già alla stelle, quando arrivò l'editoriale del direttore che spiegava perché fosse totalmente contrario al progetto. Una stellina in più agli occhi dei pacifisti di sinistra, anche se la parola «pacifismo» non è di quelle in cui il giornalista si riconosca. Certo de Bortoli non le ha mandate a dire a Renzi e questo non l'ha reso amato a Palazzo Chigi, conquistandogli le simpatie di chi non ama il Partito della Nazione e anzi detesta quel che gli somiglia, mentre Sala, anche se protesta, evoca tutto ciò che sa di premier. «Mi sembra un'ipotesi irrealistica» taglia corto, forse un po' spaventato, il candidato della sinistra.Fatto sta che, nonostante il curriculum antirenziano e antiblairiano, le perplessità sui social sono diffuse. «Sono stata invitata ad appoggiare la candidatura di de Bortoli in funzione anti Sala. Ma è un fake?» scrive una. E un altro, molto più perfido e assai ingeneroso: «Vota il compagno Ferruccio de Bortoli contro i poteri forti. Essendone stato il maggiordomo per anni, li conosce bene». A breve è atteso un ritorno di de Bortoli da editorialista del Corriere.