Addio a Ghinzani direttore-guida della Permanente

Ingratitudine di un mestiere che ti impone di redigere il coccodrillo di un artista invece della recensione sulla sua mostra antologica da poco inaugurata. Alberto Ghinzani, direttore artistico della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, si è spento la sera di Pasqua nella stessa silenziosa discrezione che si evinceva dal suo carattere. Scultore figlio della Brera dei maestri Marini e Manzù, incarnava l'anima e l'identità dell'ente morale milanese nato alla fine dell'Ottocento come luogo prediletto per le esposizioni e lo scambio di idee tra gli artisti che ne sono sempre stati i soci. Costituitasi storicamente nell'attuale sede di via Turati, la Società ha attraversato periodi fulgidi che hanno dato vita a rassegne storiche come quelle su Scapigliatura, Divisionismo, Liberty, e Il Novecento. Ghinzani era alla testa del comitato che alla fine del secolo scorso ha dato vita alla Biennale Nazionale d'Arte Città di Milano (fino al 1993) e all'elargizione di premi storici come il Premio Fornara e il Premio Feltrinelli per la pittura, il Premio Bagutta – Orio Vergani. Scultore dalla prima ora, è stato fino all'ultimo promotori di una rinascita della Permanente come culla delle arti plastiche, sostenendo un premio dedicato ai giovani scultori di cui ha presieduto lo scorso autunno solo la prima edizione. A marzo ha inaugurato la sua ricca antologica intitolata «Una linea lombarda», a cura di Elena Pontiggia, che si chiuderà a giugno presso la Sala Arsenale e la Corte interna di Castelgrande a Bellinzona. In mostra 38 sculture di grandi e piccole dimensioni, in un excursus informale fortemente legato alla natura della sua Lomellina. I giorni precedenti l'inaugurazione ne parlava senza grandi entusiasmi, come se la fatica nel ricucire le fila del suo percorso di artista e di uomo fosse superiore alla soddisfazione. Quasi come se oscuri presagi gli avessero fatto tornare in mente la vecchia frase di Rimbaud: «Adesso posso dire che l'arte è una sciocchezza».