Addio graduatorie, la casa Aler non si eredita più

Approda in consiglio il progetto di legge per la riforma dell'assegnazione degli alloggi pubblici

Abolizione della graduatorie e assegnazione più trasparente e veloce degli alloggi; permanenza nella casa popolare non più sine die, ma solo fino a quando permane la condizione di indigenza; un contributo di solidarietà regionale di 55 milioni nel triennio e tolleranza zero verso chi occupa. Questi i cardini del progetto di legge di riforma dei servizi abitativi approvato ieri dalla V Commissione consigliare e che ora dovrà essere approvato dal Consiglio. «Stop ai furbi, insomma e assegnazioni più veloci. Abbiamo puntato sui nervi ancora scoperti che non consentono di dare una casa a chi ne a diritto» spiega l'assessore regionale competente, Fabrizio Sala, autore del progetto di legge.

La legge regola globalmente i servizi abitativi. Per questo è previsto un aiuto alla persona e alla famiglia con un contributo regionale di solidarietà (55 milioni di euro nel triennio 2016-2018) che copre le spese del canone e i servizi per famiglie in condizioni di povertà assoluta o per la perdita del lavoro o altra causa.

Le case non verranno più assegnate a tempo indeterminato, ma solo fino a quando chi vi abita continuerà a trovarsi in situazione di reale bisogno. E contro chi occupa abusivamente verrà usato il pugno di ferro.

I Comuni, da gestori amministrativi di bandi e graduatorie, diventano programmatori dell'offerta abitativa su scala comunale e sovracomunale. Le procedure di assegnazione vengono ripartite su comuni ed Aler in base alla proprietà degli alloggi da assegnare. Una piattaforma informatica messa a disposizione dalla Regione, garantirà uniformità e trasparenza nelle procedure di accesso e assegnazione. I nuclei familiari potranno così scegliere gli alloggi sociali dove fare domanda, e i comuni e le Aler velocizzare le procedure di verifica dei requisiti.

Il pdl introduce anche un limite inderogabile al diritto di subentro nell'alloggio in caso di morte dell'assegnatario che sarà «consentito solo ai componenti del nucleo familiare presenti all'atto dell'assegnazione e che abbiano convissuto continuativamente con l'assegnatario sino al momento del decesso di quest'ultimo, fermo restando il possesso dei requisiti previsti per l'accesso».

Si realizza una piena integrazione sociale attraverso la presenza di nuclei familiari diversificati per categoria e composizione: anziani, famiglie di nuova formazione, famiglie monoparentali, disabili o appartenenti alle forze di polizia. Esclusa la possibilità di ingresso di operatori privati nella gestione dei servizi abitativi pubblici. Il testo abbandona definitivamente il meccanismo preferenziale delle assegnazioni in deroga, in favore di un modello d'intervento che prevede assegnazioni temporanee su quote di patrimonio abitativo appositamente destinato a tali finalità. Si riduce infine la vendita del patrimonio pubblico che passa dall'attuale 20% al 5. Sono ancora oltre 50mila le famiglie in attesa di alloggio.