Affari e pistole, ecco le cosche a Milano

La 'ndrangheta puntava al catering di San Siro. Minacce a un imprenditore davanti alla scuola dei figli

Il messaggio arriva forte e chiaro. «Dobbiamo fare le cose come dico io qua a Milano, a Reggio le fate come dite voi! A Milano si fanno a modo mio!». Il malavitoso non sente ragioni. La Calabria è lontana e questa - Milano - è la sua terra. Qui si fa a modo suo. Da qui comanda, da piazza Prealpi. Ecco la 'ndrangheta che vive e fa affari in città. Qui si trovano i «luoghi di radicamento sul territorio dell'associazione sin dagli anni '90», ed è così che la malavita realizza «una forma di controllo del territorio tale da garantire sia il deposito in alcune occasioni di partite di droga, sia la riservatezza degli incontri dei membri del sodalizio». L'ultima inchiesta contro le cosche - che si è conclusa ieri con 59 arresti - arriva dritta nel cuore del capoluogo lombardo. Dove si mischiano soldi e violenza, contiguità e pistole.

Come quella puntata alla tempia di un imprenditore, davanti alla scuola dove aveva appena portato i figli, minacciato di morte nel febbraio di un anno fa per ottenere il rimborso di un prestito a strozzo. Ma non bastavano l'usura e l'estorsione. Non erano sufficienti i proventi - enormi - del narcotraffico, con chili e chili di cocaina, hashis e marijuana che arrivano a Milano da Santo Domingo dopo lunghi viaggi in nave. O ancora, il business del recupero crediti. No, le cosche puntavano al «capitale sociale» delle aziende, agli affari - legali - messi in piedi da imprenditori dalla fedina penale pulita ma inghiottiti da bilanci in profondo rosso. A loro, la 'ndrangheta offre appoggio e denari. Li usa come passepartuot . E in cambio punta a business puliti. L'ultimo a essere scoperto dalla distrettuale antimafia è quello del catering dello stadio San Siro. Volevano i soldi di Milan e Inter, i criminali. Ma puntavano anche al servizio mensa del carcere di Bollate. Sono stati scoperti e arrestati.

Così, grazie al lavoro di pm e dei carabinieri del Nucleo investigativo, è stata messa in ginocchio la 'ndrina dei Libri-De Stefano-Tegano, influente cosca calabrese che aveva traffici di armi, di droga e che anche grazie a un militare infedele - un carabiniere corrotto finito in carcere - aveva cercato di entrare a San Siro attraverso la società di catering di un noto imprenditore milanese. Si chiama Cristiano Sala, dal padre ha ereditato il gruppo «Il maestro di casa», che solo nel 2007 fatturava 35 milioni di euro, ma che di lì in poi - pur servendo molte famiglie della Milano bene - ha iniziato un'inarrestabile discesa verso il fallimento. Un percorso riassunto il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari nell'ordinanza di custodia cautelare. «Nel 2008 inizia la crisi (...). “Il maestro di casa holding” coordina ulteriori società: “Dryland” (catering) società su cui si tornerà in modo più approfondito in seguito, “Micol group” (banqueting nel mondo sportivo), “In tribuna” (bar di San Siro), “Welcome” (punti di ristorazione presso alcuni stadi italiani), “Portuca” (gestione delle mense aziendali), “Food couture” (organizzazione di matrimoni). La crisi si aggrava nel 2009 sino alla declaratoria di fallimento a fine 2010».

Ed è allora, nel punto più basso della sua carriera imprenditoriale, che per la Procura Sala da «vittima diventa complice» dei boss. Di più, una «persona estremamente importante per il sodalizio criminoso». Provando a screditare un'altra società di catering per ottenere un contratto con il Milan per le stagioni 2013 e 2014. Lo fa pagando mille euro l'appuntato dei carabinieri Carlo Milesi (arrestato), che firma una relazione di servizio, la trasmette alla Procura accusando falsamente la società concorrente di impiegare lavoratori stranieri in nero, e non contento la fa arrivare a un giornalista che - ignaro dell'inganno - la pubblica. E ancora, avvicinando i vertici rossoneri - Alfonso Cefaliello, membro del Cda della società - per «informarli» della falsa vicenda, provando così a convincerli a estromettere la concorrenza dall'affare. O almeno, questo racconta al telefono. Intercettato. «Poi abbiamo parlato con quello che ha firmato il contratto d'appalto della Milan-Entertainment», dice. «Minchia! - esulta Sala - cioè avete parlato con Cefaliello! Cefaliello è nel consiglio di amministrazione Fininvest di fianco a Berlusconi...».