Aggressione col machete Assolto, ma viene espulso

Rimpatriato un salvadoregno coinvolto nel caso del capotreno ferito dalla gang dei latinos

Cristina BassiCondannato, poi messo alla prova, poi arrestato, poi assolto e scarcerato, infine espulso. L'intricato percorso giuridico in Italia di Alexis Ernesto Garcia Rojas, 21 anni, si è concluso su un aereo per la sua terra d'origine: il Salvador. Passando per il caso del capotreno Carlo Di Napoli, quasi amputato con un machete da una banda di latinos l'11 giugno 2015.Lo scorso 8 febbraio per i fatti di Villapizzone Garcia Rojas è stato assolto dall'accusa di concorso in tentato omicidio per non aver commesso il fatto ed era stato subito scarcerato. Al processo con rito abbreviato erano state inflitte condanne fino a 16 anni a tre componenti della gang salvadoregna MS13 (assolti gli ultimi due imputati). La notte stessa della scarcerazione il 21enne, detto «el Cigarrito», è stato portato al Cie di Torino con in tasca un decreto di espulsione dal nostro Paese motivato dalla sua pericolosità sociale. Lì è rimasto per circa un mese, fino al volo che lo ha riportato in patria. Tutto esecutivo e in tempi rapidi, altro che il solito foglio di via consegnato a molti clandestini poi lasciati liberi. I legali del giovane, Robert Ranieli e Marco Brocca, hanno presentato ricorso al giudice di pace. Hanno provato a farlo rimanere in Italia per dargli la possibilità di partecipare ai processi a suo carico, due in tutto. Anche perché la pericolosità sociale sarebbe venuta meno con l'assoluzione.«Il nostro assistito - spiega l'avvocato Ranieli - è stato ritenuto pericoloso in virtù dell'arresto per il caso del machete, che ha portato alla revoca della messa alla prova per un vecchio reato. Ma il processo di primo grado per l'aggressione a Di Napoli si è concluso per lui senza condanna». La vicenda del «Cigarrito» nella giustizia italiana è complesso. In passato Garcia Rojas era stato condannato a tre anni per una rapina compiuta da minorenne. In Appello la pena era stata convertita in messa alla prova in una comunità. L'arresto per i fatti di Villapizzone, due giorni dopo il sanguinoso ferimento del capotreno, ha fatto decadere la messa alla prova e confermare la prima condanna. Da qui l'espulsione nonostante la recente assoluzione. Oltre alla risposta negativa alla domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Un cane che si morde la coda, secondo i difensori. «Il suo percorso rieducativo è stato interrotto ingiustamente», aggiunge Ranieli.Per i suoi legali, il salvadoregno ha diritto a rimanere in Italia per motivi di giustizia: per i procedimenti a suo carico ancora in corso. Quello della rapina da minorenne, per cui c'è il ricorso in Cassazione, e quello nuovo, per cui la Procura potrebbe presentare appello. «Inoltre la Prefettura ha disposto l'espulsione senza chiedere il nulla osta dell'autorità giudiziaria», conclude l'avvocato. Garcia Rojas avrebbe voluto rimanere qui, dove ha tutti i legami familiari, tra cui una figlia piccola avuta da un'ex fidanzata italiana. Inoltre in patria aveva fatto parte di una banda giovanile e le strade del Salvador sono di certo più pericolose di quelle italiane. In futuro potrebbe avere dei permessi per tornare a Milano in occasione delle udienze. Naturalmente a sue spese.