Agguato all'imprenditore Quelle strane affinità con l'omicidio Maglione

È un universo molto variegato quello delle cooperative di manodopera per il lavoro. Un ambiente nel quale è meglio muoversi con passo felpato, evitando accuratamente di pestare i piedi alla persona «sbagliata» o di contrarre grossi debiti a lungo termine. Ne sa qualcosa, da quanto sembra emergere dalle indagini, Giovanni Biffi, il 75enne imprenditore brianzolo, già proprietario della Omb di Basiano, una stamperia industriale che ha ceduto tempo fa. Il poveretto, martedì mattina, mentre era alla guida della sua Mercedes 320 grigia lungo la strada che da Cambiago porta proprio al capannone di Basiano, è stato ferito in un agguato dal quale solo miracolosamente è uscito praticamente illeso. È stato colpito infatti da una raffica di colpi di pistola sparati da due sconosciuti che hanno affiancato la vettura a bordo di uno scooter, probabilmente un T-Max della Yamaha, di colore nero. E che, così com'erano arrivati, sono poi spariti. Quando ha visto spuntare la pistola dei suoi aggressori, Biffi si è sdraiato sul sedile del passeggero. Così facendo si è salvato la vita: è stato colpito, infatti, da un solo proiettile al polpaccio sinistro.
Le indagini dei carabinieri del gruppo di Monza e della compagnia di Vimercate puntano sui «residui» della grossa impasse economica che aveva colpito l'azienda di Biffi, uscita solo di recente da una crisi che ha lasciato debiti per una decina di milioni di euro. Si indaga infatti, soprattutto, sui molti creditori. A partire dalle due cooperative di manodopera, una di Cambiago e una di Milano alle quali la Omb dovrebbe ancora saldare diverse centinaia di migliaia di euro.
Il giallo di Basiano sembra avere molto in comune con un altro agguato - quello sfociato però in un vero e proprio omicidio - sempre di competenza dei carabinieri del gruppo di Monza e tuttora irrisolto. La sera del 16 luglio 2010 l'avvocato Pasquale Maglione venne freddato con quattro colpi di 7.65 davanti al suo studio-abitazione di Rodano. Il legale 56enne - nato a Napoli, ma cresciuto nel beneventano - svolgeva consulenze per alcune grosse società occupandosi proprio dei loro rapporti con cooperative di facchinaggio e pulizia. In quel periodo stava lavorando, insieme alla Regione e alla Fit-Cisl, a un documento sindacale che, una volta completato, avrebbe potuto fare storia nel mondo delle cooperative e diventare una vera e propria legge regionale. Si trattava, nel dettaglio, di un'ipotesi di protocollo per evitare che venissero affidati lavori a cooperative pirata. Maglione stava lavorando su una serie di regole per il controllo dei listini paga, dei versamenti contributivi all'Inail e all'Irpef, dei permessi di soggiorno dei lavoratori, delle loro buste paga e via di seguito. Tutto per evitare il proliferare del lavoro nero o comunque del lavoro non regolare al cento per cento.
Esasperati dai troppi sub appalti affidati a cooperative campane e calabresi che nascono e spariscono nel giro di qualche mese o delle quali è impossibile trovare una sede legale, i sindacati avevano pregato Maglione di dar loro una mano. E lui - uomo onesto, preciso, con la «mania» di fare le cose con tutti i crismi - sembrava molto interessato a trovare un sistema affinché le cose funzionassero meglio sia per i lavoratori che per le aziende. Qualcuno deve aver pensato che un tipo così andava eliminato. Per il suo omicidio i militari puntarono su un mandante di origini campane legato alla camorra. Senza risultati.