Un agosto sul lago Maggiore tra capolavori d'arte e sinfonie

Non più solo cenette a base di pesce persico con vista sull'Isola dei pescatori o passeggiate romantiche nell'orto botanico di Villa Borromeo. Di anno in anno il Lago Maggiore, amatissimo buen retiro non solo dei milanesi, sta diventando una meta di turismo culturale e d'arte. Merito di grandi rassegne musicali che si tengono da giugno a settembre, come JazzAscona (fine giugno), l'appena inaugurato Festival del Lago Maggiore organizzato dalla Gioventù musicale, o lo Stresa Festival (fine agosto). Ma merito anche di mostre organizzate in luoghi suggestivi che consentono ai turisti di intervallare le gite estive con la visione di capolavori del passato lontano e recente. Come nel caso dell'esposizione The Selection in corso fino all'8 novembre nei saloni dell'ex Casinò di Stresa. Una cinquantina le opere esposte tra cui dipinti di grandi maestri come Cavalier Tempesta, Gerolamo Induno, Alessandro Magnasco, Peter van Bloemen e molti altri. Tra cui anche un'opera di... Massimo d'Azeglio, grande patriota e politico del Risorgimento, ma anche raffinatissomo pittore. La ricca selezione di dipinti è stata raccolta da Michela Ferrari curatrice di Promoart, una società milanese che si occupa di sostenere l'arte e la cultura sul territorio. Oltre alla grande veduta di «Villa D'Azeglio a Cannero», l'esposizione riunisce pregevoli opere dal Medioevo all'800, come un fondo oro del '300 opera del pisano Cecco di Chimenti detto l'Empoli, uno splendido paesaggio seicentesco del fiammingo Lucas De Wael, l'importante dipinto del misterioso seicentista Maestro del san Sebastiano Monti «Cristo flagellato» e, per il '700, due battaglie del maestro veneto Francesco Simonini. Capolavoro assoluto, per l'800, le Cinque Giornate di Milano di Gerolamo Induno, anch'egli patriota, i cui dipinti sono conservati nei più importanti musei. In tutto una cinquantina i capolavori esposti, tra cui una rara battaglia notturma del seicentista veneziano Matteo Stom, due splendide nature morte di un anonimo monogrammista lombardo, il dittico «La tentazione di Sant'Antonio e San Girolamo» del Magnasco e un raffinato paesaggio lacustre di Eugenio Gignous, pittore ottocentesco legatissimo a Stresa (dove morì) e che infatti raffigura l'Isola dei pescatori. «Sono fiera - dice Michela Ferrari - di contribuire all'obiettivo che Stresa si prefigge di conquistare un posto, nel panorama nazionale ed internazionale, come luogo deputato all'arte».