Via ai referendum per unire 56 Comuni Resiste solo Bigarello

«Il più importante processo di semplificazione dei Comuni (da 58 a 19) dopo Mussolini» scherza Giulio Gallera (Pdl) presidente della commissione Riordino delle autonomie e relatore in consiglio regionale insieme a Stefano Carugo delle leggi per i referendum consultivi sulla fusione di alcuni comuni lombardi. Ieri via libera dell'aula a 18 progetti di unificazione che riguardano 56 municipi che andranno alle urne in un «referendum day» che si terrà a dicembre e coinvolgerà 120mila cittadini. Voto unanime se non fosse per Bigarello, 2mila anime di paese in provincia di Mantova che balzano alla cronaca perché sulla loro testa si è consumato lo scontro tra il Pdl e la Lega contraria al matrimonio con il confinante San Giorgio Mantovano. Guerra in commissione con un abbozzo di «larghe intese» tra Pd e Pdl alleati contro il Carroccio e ieri in consiglio rinvio della questione alle commissioni Affari istituzionali e Riordino delle autonomie. Alla fine 18 i referendum per gli accorpamenti approvati: 23 in provincia di Como, 10 in quella di Sondrio, 8 a Varese, 7 a Bergamo, 4 a Pavia, 2 a Lecco e 2 a Mantova. Approvato anche un ordine del giorno con primo firmatario il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, Lista Maroni e Movimento 5 Stelle per escludere la possibilità che i sindaci in seguito alla fusione possano ricandidarsi per un terzo mandato approfittando del cambio di nome del Comune. «Questi progetti di legge rientrano in una politica di riduzione della spesa pubblica», il commento di Gallera. «Con le fusioni - spiega Romeo - andiamo contro a una storia fatta di identità locali, ora ascolteremo il popolo ma siano i cittadini a chiedere i referendum e non le maggioranze nei consigli comunali».