Albanese accoltellato, arrestati latinos

Presi gli aggressori dell'uomo di cui ieri è stata dichiarata la morte cerebrale

È triste dirlo. Sembra quasi, in questo contesto, una banalità, trita e ritrita, ma sono sempre i migliori che se ne vanno. Nel nostro caso Albert Dreni, 18enne, albanese incensurato e integratosi perfettamente in Italia. Non ha speranze, non si risveglierà più dal coma nel quale è piombato la notte di domenica 3 luglio per mano di due pandilleros, ragazzi originari di El Salvador appartenenti alla banda MS-13, (sigla di Mara Salvatrucha) i medici, spiega la Mobile, attendono la morte cerebrale per ufficializzarne il decesso. L'associazione Ca-Minori, che lo ha seguito insieme alla Comunità Oklahoma quando è arrivato dall'Albania come minore non accompagnato, riferisce che Albert si era subito integrato nel nostro Paese, imparando l'italiano, aveva preso la licenza media e si mostrava sempre molto rispettoso delle regole. Il Cam lo ha poi aiutato assegnandogli una borsa lavoro nel campo della cura del verde: gli operatori ricordano come lavorava volentieri, in quei sei mesi, «senza mai mancare un solo giorno e rinunciando anche alle vacanze . Per la sua serietà e affidabilità il 18enne, incensurato, aveva ottenuto l'assunzione in una floricultura della Brianza.

Chi ha ridotto così Albert è un salvadoregno di 21 anni, che se l'è cavata con 120 punti di sutura, quella sera in via Castelbarco, nei pressi della discoteca Lime Light (ex Propaganda), sono Omar Antonio Velasquez detto Chukino, 20 anni, clandestino e il 21enne Mauricio Arturo Sanchez Soriano detto Peludo, regolare in Italia. Entrambi, affiliati alla banda criminale sudamericana, la pandilla MS-13, hanno recenti precedenti per rissa e porto abusivo di armi da taglio. Secondo la squadra mobile, che tra venerdì e sabato ha eseguito nei loro confronti il fermo di indiziato di delitto per tentato omicidio, Chukino avrebbe accoltellato il connazionale, mentre Sanchez Soriano, presente al primo episodio, l'albanese. L'indagine è coordinata dal pm Luca Poniz. I due si trovano ora a San Vittore.

Vediamo un po' di ricostruire l'accaduto. La sera del 3 luglio Chukino e Peludo erano assieme a un gruppo di una ventina di persone, di cui circa una quindicina, secondo la Mobile, avrebbero assistito ad entrambi gli episodi di violenza. Erano usciti di casa armati: il primo con un taglierino da muratore, il secondo con un coltello a serramanico. Volevano passare la serata al Lime Light, discoteca frequentata la domenica soprattutto da sudamericani, ma la security del locale li aveva riconosciuti come pandilleros e non li aveva fatti entrare. Il gruppo era rimasto in zona, in via Castelbarco, davanti alla discoteca, e quando è passato per di lì il salvadoregno di 21 anni, incensurato, lo hanno accerchiato chiedendogli con insistenza se facesse parte della MS-13. Secondo la Mobile Chukino lo avrebbe ferito al collo, all'addome, alla schiena e alle braccia. Per il taglio profondo alla gola il giovane era stato portato al Policlinico in codice rosso: per poco il suo aggressore non gli aveva bucato la trachea, ed è stato dimesso con 10 giorni di prognosi e 120 punti di sutura.

Dopo l'accoltellamento Chukino si era allontanato in macchina assieme a degli amici, mentre gli altri si sono diretti alla vicina fermata del tram 15. Tra loro anche Peludo. Saliti sul mezzo hanno cominciato a litigare con una compagnia eterogenea di ragazzi. Tra di loro Peludo crede di riconoscere un sudamericano con cui qualche tempo prima aveva avuto uno screzio, e lo chiama per nome: «Andrea». Vuole far rissa, ha bevuto. L'albanese di 18 anni interviene a difesa del suo amico etichettato come Andrea. Quando scendono in Porta Lodovica, Peludo gli si fionda addosso e gli sferra 4 colpi di coltello a serramanico al cuore. Soccorso, viene poi portato all'Humanitas dove i medici ora attendono la morte celebrale per ufficializzare il decesso.