Alberghi ancora vuoti I turisti vanno in casa

Il boom di prenotazioni non c'è stato Cresce invece il mercato dei privati

La settimana del design di quest'anno sarà una prova generale per Expo. Anche per testare la capacità di accogliere i turisti. Con il primo giorno del Salone del mobile le tariffe di alberghi e case in affitto sono schizzate ufficialmente alle stelle e tali resteranno fino al prossimo ottobre.

Ma se il Salone fa il pieno di prenotazioni negli hotel, non si può dire altrettanto per Expo. Si è ben lontani dal sold out e sono parecchi gli albergatori che ammettono: «Sembra un anno qualsiasi, non certo la vigilia di Expo». I più ottimisti sostengono che le prenotazioni arriveranno tutte alla fine di aprile e all'inizio di maggio, ad Esposizione iniziata.

E un'analisi su due zone campione (il centro e la stazione Centrale) dà segnali positivi, testimoniando un aumento delle prenotazioni fra il 30 e il 60 per cento rispetto all'anno scorso. Si tratta tuttavia di dati a macchia di leopardo. Le reception di parecchi alberghi, compresi quelli nuovi di pacca nell'area a ridosso di Rho, aspettando ancora che il telefono squilli.

Nel frattempo scatta la guerra degli hotel contro i privati che affittano casa propria ai turisti. Una concorrenza che non sempre viene combattuta ad armi pari. «Si tratta di un mondo opaco - sostiene Piero Marzot a nome dell'associazione albergatori - Invece è importante che ci siano le stesse regole per tutti, altrimenti è una concorrenza sleale». Già, perché mentre gli hotel sono sotto la lente dell'Asl, del Fisco, dei vigili del fuoco e devono rispondere a tutti i controlli possibili e immaginabili, chi affitta deve dare solo poche garanzie alle agenzie e chi pratica il fai-da-te spesso si fa pagare in nero.

In teoria però c'è spazio per tutti: i visitatori, in base alle previsioni, saranno 20 milioni, spalmati su 180 giorni di Esposizione. Gli alberghi a tre, quattro e cinque stelle, non offrono più di 50mila posti letto, quelli più economici (come ostelli e bed and breakfast) non vanno oltre gli 11mila. In sostanza, le stanze di albergo potranno coprire solo la metà delle richieste. La cosiddetta sharing economy trova quindi parecchio spazio. Il Comune ha aperto un confronto con i siti più importanti per stabilire dei protocolli che garantiscano affidabilità, qualità, sicurezza, dando visibilità attraverso la comunicazione istituzionale e cercando anche un ritorno economico (in sostanza una sorta di tassa di soggiorno). E così affittare un loft (anche se si tratta solo di 35 metri quadri) in viale Montenero costa 110 euro al giorno, un trilocale a Porta Genova 140 euro (praticamente mille euro alla settimana), un bilocale sui Navigli 80 euro al dì e un trilocale in Fiera con sei posti letto 220 euro. Sono sempre di più i milanesi che tentano il colpaccio esorcizza-crisi. I più sprovveduti lo fanno autonomamente, pubblicando annunci improvvisati sui siti-bacheca generalisti. Quelli un po' più accorti si rivolgono alle agenzie e ai siti specializzati, che danno qualche tutela in più sui contratti di locazione temporanea e sulla gestione e la pulizia della casa: Airbnb, Flate Expo Milano, The best rent, House in Milan. In media, si calcola che per un bilocale in zona semicentrale si possono intascare tra i 7.800 e i 10.500 euro con tassazione Irpef e tra gli 11.400 e i 14.800 con la cedolare. Un bel business per una città che cerca di risollevarsi da un periodo di stallo.

Anche chi abita nei comuni limitrofi cerca di far fruttare il bilocale. E così 60 metri quadrati a Peschiera Borromeo costano 800 euro al mese, come a Milano in un momento qualsiasi dell'anno.

Commenti

Luis53

Gio, 02/04/2015 - 14:14

Chi troppo vuole nulla stringe