Albertini: «Su Serravalle i nostri legali già al lavoro»


Sindaco Albertini, Penati scala la Serravalle in barba al patto con il Comune e senza consultare né giunta né consiglio. Operazione spregiudicata o anche irregolare?
«“Spregiudicata” è un termine che fino a poco tempo fa si usava per le attricette o le ragazze copertina, le pin-up. Circa la regolarità dell’operazione, sintetizzo con un sobrio “vigiliamo”. E i legali di Palazzo Marino sono al lavoro».
Forza Italia annuncia ricorso al Tar e alla Corte dei conti. Lei appoggerà l’iniziativa?
«Io appoggio qualsiasi iniziativa tendente a far chiarezza su una vicenda che deve essere chiarita. È un dovere nei confronti dei cittadini, non una scelta politica».
Marcellino Gavio, il socio privato, ha incassato dal ds Penati anche tre volte quanto aveva pagato le stesse azioni, acquistate da amministrazioni di centrosinistra. Plusvalenze per centosettantasei milioni di euro. Niente di strano?
«La società Asam, controllata dalla Provincia, ha sborsato qualcosa come 238 milioni di euro per rincorrere il controllo di gestione di una società che era già pienamente sotto controllo della Provincia. Fino ad ora la presenza del Comune di Milano è stata meramente di garanzia, tramite la figura del presidente. È vero, noi desideravamo che al presidente venisse trasferito il ruolo di internal auditing. E per dire “no” si è speso circa 450 miliardi di vecchie lire. Alla faccia del capriccio. E sempre sul filo (o filone) delle stranezze c’è proprio la proficua vendita di solo parte del pacchetto azionario da parte di Gavio: cosa ci è rimasto a fare nella Serravalle con un misero 12% anziché vender tutto? Se non si tratta di vendita fittizia a termine, o di una cessione dei diritti di voto - per carità! - è un raro caso di scivolone da parte della Provincia, ma con in braccio Gavio: 176 milioni di plusvalenza per lui e gratis anche un membro nel cda. Se si sparge la voce, fuori da Palazzo Isimbardi si forma una fila di imprenditori desiderosi di fare affari. Tutti leciti, ci mancherebbe!».
Ora, con meno azioni, Gavio avrà più potere e spazio nel cda. Mentre Penati punta a ridimensionare la rappresentanza del Comune. A rischio il presidente Bruno Rota, da lei indicato.
«La Provincia e il centrosinistra hanno sempre sbandierato l’importanza del controllo pubblico. Un controllo garantito e blindato dal Patto di sindacato, un accordo fortemente voluto da me e fino ad ora condiviso da Penati. Ora, senza invito, nel cda si vorrebbe far entrare un rappresentante del socio privato, paradossalmente dopo che ha ridotto la sua quota di capitale».
Penati dice che aveva chiesto di comprare anche a Palazzo Marino offrendo la stessa cifra, quasi 9 euro. Davvero alta, ma che lei si era opposto perché non soddisfatto del prezzo.
«Questa sì che è un’affermazione spregiudicata! A 9 euro non ci siamo mai arrivati. Neanche a 6! Ma questo è marginale. Non vorrei che sfuggisse ai sostenitori del “pubblico controllo” che un’amministrazione pubblica non può vendere azioni come un privato. Prima di tutto deve puntare a massimizzare il valore dei propri beni, ovvero dei cittadini. E per far ciò si avvale di strumenti adeguati: in questo caso di gare di evidenza pubblica. Se si arriverà alla rottura del Patto di sindacato, il Comune metterà pubblicamente all’asta le proprie azioni che saranno così vendute al miglior offerente, sia che sia privato, sia che sia pubblico. Queste sono le regole del gioco e Palazzo Marino gioca pulito».
Ora, però, le azioni del Comune valgono poco più di carta straccia. Il che significa meno strade e meno metropolitane per i milanesi. Un patto che non ha funzionato granché bene.
«La Serravalle realizza profitti ingenti e anche i piccoli risparmiatori (quotazione in borsa) o l’investitore finanziario non industriale possono essere interessati ad un titolo redditizio. Con 238 milioni di euro se ne aggiustano di scuole, strade e infrastrutture! Di metropolitane la Provincia, con il controvalore della quota azionaria appena acquistata, può farne due chilometri».
Ombretta Colli, ex presidente della Provincia e della Serravalle, racconta che Berlusconi le disse di comprare la società. Ma che Albertini non capì e non vendette, sempre per una questione di soldi. E le dà della «palla al piede».
«Chi rispetta le leggi e gli accordi è sempre una palla al piede. Soprattutto chi vorrebbe che diritti dei cittadini venissero rispettati. Qui si parla di vendere e acquistare pacchetti azionari pubblici come se fossimo in un film su Wall Street. Il famoso “Patto della cotoletta” offriva il pieno controllo della Serravalle alla Provincia senza che essa dovesse spendere un soldo. La Colli rifiutò il piatto, mentre ora Penati ordina caviale e champagne con conto intestato a Palazzo Isimbardi».
Penati confessa di voler diventare il re delle autostrade. Mentalità statalista o il coraggio di dare alla Provincia un ruolo strategico nella partita del traffico in Lombardia?
«È con l’arrivo di Penati che la Brebemi e la Tangenziale Est esterna si sono arenate. Ora che la Provincia, insieme alla società controllata, possiede il 52% delle azioni, propone di cancellare il collegamento Molino Dorino-Rho Fiera, annullare la riqualificazione dello svincolo di Cascina Gobba, fermare quella del tratto Rho-Monza. Sembrerebbe che l’unico scopo dei paladini del “controllo pubblico” sia massimizzare la redditività finanziaria».
Maligni dicono che Penati ha voluto eliminare gli "occhi indiscreti" del Comune dalla stanza dei bottoni di una società che incassa fiumi di denaro in pedaggi e ne distribuisce altrettanti in appalti.
«Non a caso il Comune, che è un ente pubblico, ha chiesto che al presidente della Milano-Serravalle - di sua nomina - venisse assegnato il ruolo di internal auditing, ovvero il compito di controllare e sorvegliare».
Nel futuro della Serravalle c’è ancora la Borsa?
«Noi ci atteniamo agli impegni sottoscritti in passato: nessuna proroga alla quotazione in borsa entro il 2006».
Un telegramma per Penati?
«Perché ricomperare quello che era già tuo, il controllo della Serravalle?».
Giannino della Frattina