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Sa Chen, Polina Leschenko e Khatia Buniatishvili sono tre giovani donne di successo. Affascinanti, preparatissime, hanno temperamento e carisma, ovvio, ma pure un’amabilità per cui sfuggono la classica etichetta di «donne di ferro». In compenso hanno dita d’acciaio, del resto lo richiede la professione che esercitano. Sono infatti tre splendide pianiste che, a partire da giovedì prossimo 24 febbraio, in meno d’un mese, faranno sosta a Milano per un recital nel cartellone delle «Serati Musicali» - sodalizio sempre attento alla segnalazione di talenti di levatura internazionale dal futuro annunciato - nella Sala Verdi del Conservatorio (informazioni: 02.29409724, www.seratemusicali.it).
E’ la Chen, il 24 febbraio (ore 21), ad avviare questo miniciclo di concerti al femminile. Il 4 marzo sarà invece la volta di Polina Leschenko e infine, il 21 marzo, della Buniatishvili. La Chen, 32 anni (ma gliene daresti almeno cinque in meno), farà i conti prima con la levità e la polvere sonora di Scarlatti, quindi con il suono sinfonico, a multiple tastiere, di Liszt. Ora risiede in Germania, ma è una delle figlie di cui va fiera la nuova Cina, che si è praticamente avventata sul patrimonio musicale del vecchio mondo, e non da oggi. La Chen non ha la notorietà e il potere mediatico del pianista cinese per antonomasia, Lang Lang, ma spicca comunque fra i prodigi d’Oriente.
La Leschenko e la Buniatishvili provengono invece dal Paese che fino a un decennio fa deteneva il primato di fabbrica di pianisti fuoriclasse. Polina Leschenko è infatti russa purosague, di San Pietroburgo, classe 1981, mentre la collega è nata (nel 1987) in uno dei Paesi dell’ex Unione Sovietica, cioè la musicale Georgia. Entrambe, come la stessa Chen, sono figlie d’arte: la Leschenko, per esempio, ha avuto come maestro lo stesso padre. A un certo punto, sono finite sotto l’ala rassicurante della pianista argentina Martha Argerich, che da sempre si spende per lanciare giovani di talento. Ora arrivano a Milano con un programma maschio. La Leschenko chiude con la parata dei Quadri di un’esposizione di Moussorgsky, muscolosi, dai colori fauves, espressi in tonalità pure, e ritmi sghembi. Ma questo, dopo aver sfoderato i velluti le impennate eroiche di Chopin, del quale propone tre Ballate. La Buniatishvili tiene alto il primato delle donne georgiane che – almeno in campo musicale – furoreggiano. Basti pensare alle tre cantanti lanciate dall’Accademia della Scala e ora nei teatri che contano (Dal Metropolitan, Covent Garden, Opera di Vienna e di Parigi in giù: alludiamo a Rachvelishvili, Surguladze e Machaidze). Tanto per mettere le cose in chiaro, la butta su un programma di forza e coraggio, abbinando ai Tre Movimenti da Petrushka di Stravinsky, la Sonata in Si minore di Liszt.