Aler, caccia ai morosi E gli affitti non pagati sono quasi dimezzati

L'azienda svolta e chiude i conti in utile Oltre 37 milioni dalla vendita di case e box

Chiara Campo

L'azienda valuta caso per caso. Se si trova di fronte a situazioni familiari delicate, se i morosi sono «incolpevoli» - volevano pagare ma non hanno potuto perchè hanno perso il lavoro, devono affrontare malattie gravi o altre situazioni di emergenza - è ben disposta a concordare con gli inquilini un piano di rientro. Ma le case popolari sono un bene pubblico e molto ambito (solo a Milano sono oltre 20mila le persone in lista d'attesa) e chi fa il furbo va punito senza sconti. Solo nel 2015 Aler ha denunciato 100 persone all'Autorità giudiziaria. E la linea sta producendo i suoi effetti se il dato della morosità, che continua a rimanere alto (33 milioni nel 2015), si è quasi dimezzato in due anni. Nel 2013 l'azienda che gestisce una fetta del patrimonio Erp milanese (Il Comune da un anno e mezzo ha ripreso in gestione circa 29mila alloggi su 70mila e li ha affidati a Mm) non riusciva ad incassare oltre 50 milioni di affitti, l'anno scosso questo dato è sceso a 33. Numeri scritti sul Bilancio 2015 di Aler Milano, chiuso con un super utili pari a oltre 17 milioni di euro. «Qualcuno considerava l'azienda un fallimento - ricorda bene Fabio Altitonanate, coordinatore cittadino di Forza Italia e consigliere regionale, membro della Commissione Casa -. Nel 2013 si parlava di un mega buco dalle cifre sempre più fantasiose, prima di diceva 80 milioni, poi 300, poi addirittura mezzo miliardo, ma era chiaro già dall'inizio della legislatura regionale che avevamo voltato pagina. E in questi anni abbiamo rivoluzionato Aler. Il primo passo è stata proprio la riforma della governance partita da una mia mozione, poi è scattato il piano di risanamento».

Qualche passaggio della famosa «rivoluzione»? Tagliati in due anni il numero dei dirigenti (da 15 a sei con un risparmio di un milione e mezzo all'anno), il costo totale del personale è passato da 46 a 43 milioni, chiuse o avviate a dimissione tutte le società partecipate o controllate, quasi eliminati i costi delle consulenze (da 1,5 milioni a 362mila euro) e poi la già citata guerra ai «furbetti». Vanno aggiunti i ricavi dal piano vendite, un tesoretto pari a 37 milioni di euro tra alloggi e box venduti agli inquilini (con diritto di prelazione) o all'asta. Da una parte il piano risparmi, dall'altra quello degli investimenti, e qui vanno inseriti (ad esempio) il restyling da 80 milioni per il quartiere Lorenteggio avviato da Regione e Aler a cui partecipa anche il Comune, l'assegnazione di 500 alloggi nello stato di fatto (i lavori sono a carico degli assegnatari e vengono poi scontati dall'affitto, così si velocizzano gli ingressi). E il Pirellone ha stanziato 30 milioni per contributi straordinari da assegnare tra quest'anno e il prossimo alle famiglie in crisi. «Restano 2mila case vuote e l'obiettivo è di recuperare tutti gli alloggi sfitti entro il 2017» afferma Altitonante. Che lancia una sfida al sindaco Beppe Sala: «Con due società diverse si creano milanesi di serie A e B. Mm torni ad occuparsi di acqua e metropolitane, il Comune scelga di entrare in Aler e gestiamo insieme il patrimonio milanese». Aler oggi ha ancora debiti a medio termine per circa 334 milioni. «Il valore del patrimonio però è intorno a 1,5 miliardi, è come avere il conto in rosso per 50mila euro ma averne 250mila investiti in Bot» chiude l'esponente Fi.