È allarme picchi d'asma E Sala scivola sul Pm10

Gli esperti del Mario Negri: più malati per lo smog in città Ma il candidato del Pd non conosce i dati sui limiti superati

Cristina Bassi

L'allarme smog inquina le ultime battute di campagna elettorale. Su polveri sottili, Area C e blocchi del traffico Beppe Sala e Stefano Parisi si scontrano da giorni e il candidato del centrosinistra viene pure da una gaffe che non è passata inosservata. Al confronto Sky di mercoledì lo sfidante di centrodestra ha centrato quasi alla perfezione il numero di giorni di sforamento di Pm10 nel 2015: ha detto «100» (la risposta esatta è 101). Qui però Sala è intervenuto con enfasi: «Di meno, di meno...». Dimostrando di non avere le idee chiare su uno dei nodi più intricati che riguardano Milano.

Di smog i due candidati hanno discusso anche ieri a Porta a Porta. «Io voglio confermare Area C, Parisi la vuole togliere», ha dichiarato Sala. Parisi ha ribattuto: «Basta mettermi in bocca cose che non ho mai detto». E l'avversario: «Hai detto che vuoi togliere Area C, fammi la cortesia, l'hai detto o no?», di nuovo Parisi: «Zitto, stai a sentire quello che dico. Voglio togliere il pedaggio ai residenti di Area C. Punto». Poi la stoccata: «Vedo Sala più aggressivo e non mi meraviglia. Anch'io se fossi in lui sarei più aggressivo».

Al di là del botta e risposta politico, la nuova ricerca dell'Istituto Mario Negri conferma che in cinque anni la giunta Pisapia - di cui Sala è grande sostenitore - non è riuscita a migliorare né l'aria né la salute dei cittadini. Neppure con i blocchi del traffico sempre difesi dal sindaco uscente. Gli scienziati hanno dimostrato che nei giorni di picco delle polveri sottili c'è stato un picco anche dei consumi di farmaci anti asmatici. Esiste una correlazione diretta quindi tra l'inquinamento e l'acutizzarsi degli attacchi di asma. Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista Environmental Research ed è stato realizzato da tre dipartimenti dell'Istituto di ricerche farmacologiche. Dimostra il legame tra il consumo di salbutamolo (principio attivo di farmaci anti asmatici di primo intervento) e i livelli di Pm2.5 e Pm10 nell'aria. La ricerca applica il metodo dell'analisi delle acque reflue («waste-water based epidemiology») per lo studio delle malattie ambientali. Le acque di scarico provenienti da Milano sono state campionate quotidianamente prima del loro ingresso al depuratore di Milano Nosedo e sono state analizzate per i residui di salbutamolo, un farmaco vasodilatatore che viene utilizzato per contrastare il broncospasmo durante gli attacchi d'asma. Lo studio ha evidenziato che l'utilizzo di questo farmaco varia in relazione ai livelli atmosferici di polveri sottili: aumenta quando aumenta la concentrazione di questi inquinanti. «Si tratta spiega Elena Fattore, ricercatrice del Mario Negri di una prova diretta dell'effetto dell'inquinamento atmosferico su questa malattia respiratoria. È stato stimato che se i livelli di Pm10 diminuissero da 50 microgrammi per metro cubo (concentrazione media misurata nel periodo di studio) a 30 microgrammi, almeno 850 dosi al giorno di salbutamolo (corrispondenti approssimativamente allo stesso numero di persone che hanno un acutizzarsi dei sintomi) non verrebbero utilizzate».