Alle Stelline e a Brera omaggio ad Albers il genio del Bauhaus

Josef Albers, il grande esponente del Bauhaus, torna a Milano. Sono passati ottant'anni dall'ultima mostra a lui dedicata: la sede, la galleria il Milione, e il curatore, Wassily Kandinsky, bastano a far capire la portata dell'evento, correva l'anno 1934. Ora l'appuntamento è doppio: 78 suoi lavori sono da oggi in mostra negli spazi della Fondazione Stelline (in corso Magenta 61, fino al 6 gennaio) e un'altra selezione di opere sarà esposta all'Accademia di Brera (dal 2 ottobre al 1° dicembre). Curioso: proprio ieri, Nicholas Fox Weber, amico di Albers e direttore della fondazione a lui intitolata, ha raccontato di essersi imbattuto in un falso dell'artista spacciato per autentico in una galleria milanese. Un blitz dei carabinieri, nella mattinata, ha predisposto l'immediato ritiro dell'opera: il fatto, se ce ne fosse bisogno, dimostra quanto le tele di Albers (1888- 1976), autore tra l'atro del celebre studio sulla proprietà dei colori e primo artista vivente cui il Met di New York dedicò una retrospettiva, siano ambite sul mercato.
La mostra alla Fondazione Stelline, che conferma con eventi come questo la scelta di puntare su un'offerta culturale di alto profilo, raccoglie sotto il titolo «Sublime Optics» una serie variegata di dipinti, disegni, vetri colorati e comincia in modo significativo con «Frammenti in reticolo»¸ la prima opera di Albers fatta al Bauhaus: è una composizione colorata con cocci di bottiglie prese da una discarica perché l'artista, all'epoca poco più che trentenne, non aveva soldi per procurarsi materiali costosi. In un percorso tematico che indaga lo studio della linea, della luce e poi del colore, seguiamo Josef Albers confrontarsi con quel senso dello spirituale dell'arte che lo ha accompagnato in tutta la sua ricerca artistica.
L'ispirazione nasce dal mondo circostante, specie dall'architettura sacra incontrata nei tanti viaggi con la moglie: molti degli studi di linee e forme derivano dall'analisi delle vetrate di cattedrali. Sperimenta di continuo, Josef Albers: i suoi quadri, come la splendida serie colorata degli «Omaggi al quadrato» hanno forme geometriche sono solo apparentemente uguali. «Il suo obiettivo è catturare lo sguardo di chi osserva, stimolare un esercizio visivo che implica entrare nel dipinto e cercarne le soluzioni»¸ spiega Nick Murphy, curatore della mostra alle Stelline. Ogni composizione di Albers non è mai immediata, è piuttosto un afflato spirituale, una ricerca, un mistero. «L'arte non si può insegnare, s'insegna a vedere», diceva il maestro e a questo suo motto s'ispira la mostra, curata da Samuele Boncompagni e Giovanni Iovane, che presenta questa settimana nella sala Napoleonica dell'Accademia di Brera, accanto ai calchi del Canova e alle opere di Appiani, quattro «Omaggi al quadrato» e vario materiale didattico usato dallo stesso Albers durante le lezioni. Gli studenti dell'Accademia terranno poi workshop artistici ai detenuti del carcere di Bollate che realizzeranno uno spettacolo teatrale ispirato all'opera del grande artista della Vestfalia.