Allievi dell'Accademia e «Il flauto magico» Così riparte la Scala

La nuova stagione si apre con il capolavoro di Mozart diretto dai maestri Stein e Fischer

Piera Anna Franini

Il grande vecchio della regia, Peter Stein, ha raccolto la sfida. Quella di trasformarsi in un coach. Sta infatti insegnando a giovanissimi cantanti dell'Accademia della Scala come si prepara un capolavoro assoluto: Il flauto magico di Mozart. Assieme a Stein, un altro maestro di statura internazionale come il direttore d'orchestra Adam Fischer, alla testa dell'Orchestra dell'Accademia. Si va in scena il 2 settembre, alla Scala, dopo un lavoro quotidiano di 4 mesi: una settimana al mese dal settembre 2015, e immersione totale da fine luglio. Un impegno non comune quello di Stein & Fischer, avvezzi ai grandi nomi, o comunque a professionisti consolidati.

A convincere un decano della regia come Stein (classe 1937), e un direttore di lungo corso come Fischer, è stato il sovrintendente scaligero Alexander Pereira, strenuo sostenitore della necessità di formare, e sostenere, gli artisti oltre che il pubblico di domani. A lui si deve la maggiore sinergia fra teatro e Accademia, anche tradotta in un ruolo più attivo da parte dei professori dell'orchestra scaligera nei panni di docenti dei ragazzi dell'Accademia. Così come l'Accademia è sempre più coinvolta in operazioni che la portano anche fuori dal teatro. Il 1° luglio ha festeggiato la consegna dei lavori di restauro del Colosseo, sotto la direzione di Zubin Mehta, è stata presente al festival di Bad Kissingen, quindi a Maiorca. Dopo il Flauto, l'orchestra verrà diretta alla Scala da Christoph Eschenbach, il 2 ottobre, in una serata a favore della Fondazione Rava Onlus.

Lo spettacolo di Mozart per molti studenti sarà il test finale di anni di lavoro in questa bottega milanese che conta 1.200 allievi provenienti da tutto il mondo, con una capacità di attrattiva di studenti stranieri assai superiore rispetto a quanto si registra negli atenei di casa nostra. All'Accademia si forgiano gli artisti del futuro, orchestrali, cantanti, scenografi, registi, manager Qui sono nati cantanti come Anita Rachvelishvili, Giuseppe Filianoti, Nino Machaidze, Carmen Giannattasio, Fabio Capitanucci.

Il flauto magico coinvolge anche gli allievi di alcuni corsi del Dipartimento palcoscenico: gli scenografi realizzatori hanno lavorato al fianco delle maestranze scaligere nella costruzione delle scene, i sarti hanno confezionato i costumi delle Tre dame sotto la guida di Anna Maria Heinreich. Infine, i fotografi di scena hanno immortalato ogni step di questo spettacolo, dalla nascita alla confezione ultima.

In queste settimane di lavoro, Peter Stein ha voluto insegnare ai cantanti la recitazione di prosa. «Prosa perché Il flauto magico è un Singspiel, non un melodramma, e almeno il cinquanta percento dell'opera è parlato. Dunque l'attorialità diventa importante quanto il canto» spiega il regista, brechtiano votato. Ha aggiunto che nei conservatori «si trascurano gli aspetti legati all'articolazione della lingua, ai movimenti sul palco, a come si imposta un dialogo». Stein ha debuttato alla Scala - clamorosamente - solo compiuti i sessant'anni, con Tat'jana di Corghi, hanno fatto seguito Il prigioniero di Dallapiccola e Il castello del duca Barbablù di Bartók, Lulu di Berg e Aida diretta l'anno scorso da Mehta. Nota curiosa. Ádám Fischer, ungherese, da bimbo cantava nel Coro di voci bianche dell'Opera di Budapest, per un po' con il fratello fece coppia fissa nel trio dei Geni del Flauto magico. Il debutto operistico alla Scala si deve al Flauto magico. Correva l'anno 1986.