ALL'ISOLA

Un grande romanziere è un grande musicista. Riga e rigo in perfetta integrazione di genere suonano all'unisono. «Alessandro Manzoni è la Bibbia» dice Luisa Borsieri, milanese, 76 anni, tre case sacrificate al palcoscenico: «P» come passione, l'amore che rimane sempreverde nel sacrificio, perché sua unica ricompensa è la bellezza.

Per la giornata delle mimose, l'8 marzo, la regista riporterà in scena «I Promessi Sposi. Una storia lombarda nel 1600» alle 21 al teatro Pavoni con l'Arteatro3 (via Pavoni 10). «Da trent'anni esatti calco le scene con questa pièce. Gli immortali raccontano storie e disegnano caratteri attuali per sempre», perché non c'è eternità che non sia sempiterna se non ferma l'attimo. Tre donne: Lucia Mondella, la madre Agnese, la monaca di Monza sono al centro dell'azione. Quando nella stagione 1984/85 Luisa Borsieri «tradusse» Manzoni in scena sapeva che la descrizione di Lucia, donna passionale per Don Rodrigo, sposa sull'Adda per Renzo Tramaglino e salvifica Beatrice per l'Innominato, sarebbe stata contemporanea anche nel 2015. «Lo stesso vale per Renzo, l'uomo della giustizia, o per don Rodrigo che rappresenta la potenza come arroganza, spregiudicatezza e decadenza».

Ragazza, innamorata dalla musica, Luisa Borsieri studiò a Parigi e s'avvicinò alla scena rapita dal soffio musicale di Dioniso, dio dell'orecchio di niciana memoria; arrivata a Milano entrò come regista al teatro Nuovo. «Sono felice quando dirigo Manzoni. Il Pavoni non offre forti potenzialità sceniche; il parco luci del Nuovo non può avere confronti. Ho portato lo spettacolo in molte chiese di Milano e d'Italia, a riprova che quando la percezione di uno scrittore entra nell'animo umano si eleva lo Spirito. Non è un principio religioso ma un dono ancestrale dell'arte».

Chi è il suo miglior spettatore? «Ah, il mio gatto Alessandro Manzoni, detto Alex. Ne «I Promessi Sposi» ci sono 76 interventi musicali, da Bach ai Pink Floyd, e Alex se li gusta». Con Luisa Borsieri, l'attore Vanni Colombo nei panni di don Rodrigo e l'attrice Mirton Vaiani nel ruolo dell'Ambulante, il narratore che unisce i vari quadri dell'opera. Sono ancora mimose fresche quelle che Luisa Borsieri offre, anche se a 76 anni deve interpretare la monaca di Monza per mancanza di un'attrice di carattere che impersoni la donna vittima del potere, argomento più che mai contemporaneo nei ranghi femminili. In quale convento si racchiudono oggi le donne? In quello dove per ignoranza credono d'essere forti indossando un velo e un mitra o altri travestimenti.