All'Oberdan i nuovi film asiatici

A pochi giorni dalla fine della sedicesima edizione, il Far East Film Festival di Udine, la maggiore vetrina occidentale dedicata al nuovo cinema popolare asiatico, accende i riflettori per la prima volta nella nostra città. In programma fino all'1 giugno, il festival presenterà otto titoli emblematici della grande rassegna, presso Spazio Oberdan che ha stabilito una nuova importante collaborazione, che permetterà anche al pubblico di Milano di scoprire opere che quasi mai trovano distribuzione su grande schermo nel nostro paese, a dispetto del loro grande valore. Il Far East Film Festival (FEFF, come ormai lo chiamano tutti gli appassionatissimi frequentatori) anche quest'anno, ha puntato lo sguardo sul presente e sul futuro artistico del lontano Est, analizzando le tendenze e gli stili del mercato d'Oriente. La grande manifestazione udinese è stata il primo domicilio occidentale di film rimasti storici: da Ringu (The Ring) a Infernal Affairs (se ne innamorò Scorsese e lo «trasformò» nel suo The Departed), passando per Departures (Oscar 2009 come Miglior Film straniero) e il più recente Confessions (amatissimo da Michael Mann). Un festival in costante cammino, nell'arco dei dodici mesi. Prova ne sia la progressiva diffusione della cultura cinematografica orientale non solo nelle sale italiane, con la Tucker Film in prima fila, ma anche sul fronte dei palinsesti televisivi e dell'home video.
Un successo che, rinnovandosi anno dopo anno, ha tradotto la manifestazione del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine nella maggiore vetrina occidentale dedicata al nuovo cinema popolare asiatico. In programma otto lungometraggi quattro dei quali provengono dalla edizione appena conclusa (25 aprile – 3 maggio 2014), presentati in anteprima per Milano, The Attorney, un film tratto da una storia vera, in grado di scuotere le coscienze che racconta la storia, di due amici che si ritrovano con un comune senso di indignazione morale verso la dittatura; Cold Eyes, diretto da Cho Ui-seok and Kiim Byung-seo, remake dell'hongkonghese Eye in the Sky, un appassionante thriller high tech che inchioda alla poltrona; Firestorm, regia di Alan Yuen, tempesta di piombo per lo spettatore che assiste senza fiato a uno degli action più adrenalinici del cinema di Hong Kong. Quattro sono invece selezionati dalle precedenti edizioni.
Tutte opere di grande interesse filmico, capaci di dare testimonianza delle cinematografie di paesi come Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan fra le più vitali e dinamiche del pianeta tra cui si segnala Soul di Chung Mong-hong, thriller psicologico di straordinaria intensità e con finale imprevedibile.