Amalia, la marchesa del volontariato

Folla ai funerali della Litta Modignani, morta a 97 anni

Usava solo la bici per muoversi a Milano, anche tra i vari padiglioni all'interno del Policlinico dove per cinquant'anni ha diretto la Commissione Visitatori e Visitatrici (organo di aiuto fondato nel 1887 «da un gruppo laico di caritatevoli nobildonne e signori»). Una signora moderna, dinamica, attiva, sempre pronta verso gli altri, e allo stesso tempo la rappresentazione autentica della femminilità: solo tacchi alti, con tailleur di sartoria e capelli raccolti dietro la nuca in un elegante chignon. Milano ha salutato ieri alle 14.45 alla Basilica di San Carlo in Corso (corso Vittorio Emanuele) la marchesa Amalia Litta Modignani, mancata mercoledì per un ictus all'età di novantasette anni.

Una «donna forte e generosa», come la ricorda il Policlinico in una lettera inviata il giorno stesso dell'accaduto a tutto il personale, medici e non. «Una donna magnifica e una madre… be', che era come un imprenditore – dice con un velo di malinconica ironia la figlia Maria Luisa Litta Modignani, ultima di quattro sorelle, Alessandra, Cecilia, mancata lo scorso novembre, e Jenny -. Ma ci ha insegnato l'unità». Amalia Litta Modignani Felli, da tutti detta Lia, nasce nel 1916 da una famiglia di industriali del settore chimico tessile lombardo. Appena all'inizio della Seconda Guerra Mondiale (nel 1939) interrompe la facoltà di Farmacia e si sposa con il marchese Giovanni Camillo Litta Modignani: inizia così la sua vita di mamma, poi nonna (9 nipoti e 15 pronipoti) e signora attenta all'altro. Ancora da novella sposa è all'Istituto dei Ciechi, per poi entrare nella Commissione Visitatori e Visitatrici del Policlinico, dal 1970 il suo incarico preponderante (nel 1990 diventa membro del Comitato Etico Scientifico).

Dopo la prematura morte del marito, gli subentra nella carica di Presidente dell'Ospedale di Circolo di Cantù e dell'Ente Morale Asilo Argenti sempre a Cantù.

Numerosi riconoscimenti nell'arco della sua vita hanno reso favore al suo impegno sociale: nel 1959 riceve, dal Comune di Milano, la medaglia d'argento di benemerenza per la «sua appassionata attività a favore dei bisognosi». Nel 1993 viene insignita del titolo di commendatore dal presidente Oscar Luigi Scalfaro. Ancora riceve, nel 2005, dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, la medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica. Nel 2007 la Fondazione Ospedale Maggiore, Mangiagalli e Regina Elena le assegna l'Attestato di Benemerenza e nel 2009 riceve dal Comune di Milano il premio Milano Donna per le sue opere di volontariato. La Milan col coeur in man ha perso una grande esponente, il cui esempio rimane.