Ambrogino a Paola Bonzi Ora fatelo per questa città

di Alberto Giannoni

Non è una questione di principio. Non è in ballo uno scontro ideologico e non c'è la legge 194 in cima ai pensieri di Paola Bonzi. La direttrice del Centro di aiuto alla vita della Mangiagalli non ha tempo da dedicare a idee e posizioni. È troppo impegnata ad aiutare le donne. Troppo occupata a far nascere bambini. Quelli che rischiano d'essere abortiti da madri (pardon, donne) confuse, povere, sole. Lei non le giudica. E se lo facesse, sicuramente, potrebbe garantire che non c'è una sola donna che lo fa per «cattiveria». Piuttosto per paura, senso di inadeguatezza, precarietà. Il 60 per cento delle donne che sceglie l'Interruzione volontaria di gravidanza (asettico nome dell'aborto) lo fa per ragioni economiche. Sei su dieci. Ed è soprattutto in questi casi che Paola e i suoi volontari possono far tanto. E tanto hanno fatto, dal 1984. Hanno incontrato 18mila donne. E almeno 16mila hanno cambiato idea, hanno partorito il loro bambino. Racconta tante di queste storie in www.paolabonzi.it. Sedicimila persone sono una cittadina, popolata dai bambini che Paola ha aiutato a venire al mondo, a forza di pannolini, biscotti, contributi (molti dei quali resi possibili dalle politiche della Regione). Aiutare una donna che non ha soldi a sufficienza per dare alla luce il suo bimbo. Non è forse questo il modo migliore, il più dolce e autentico, di interpretare una parola (di sinistra) come solidarietà? Non è (anche) «di sinistra» questo lavoro così profondamente cristiano e umano? In 30 anni il Comune di Milano non ha mai trovato il tempo e il modo di premiare Paola Bonzi e la sua storia? Perché allora non farlo nel 2013? Non può e non deve essere assegnato (anche) a lei quell'Ambrogino d'oro assegnato anche un medico pioniere della 194? Milano non lo deve tanto a Paola Bonzi. Lo deve a se stessa e alla sua storia.