Amleto «alla siciliana» apre col flash mob

Il lavoro di Ninni Bruschetta su Shakespeare è un atto unico con tanto ritmo

Valerio BarghiniDi adattamenti e trasposizioni teatrali se ne contano a decine. Una sola, però, quella del regista messinese Ninni Bruschetta, singolare e unica fin dal titolo: Amleto di William Shakespeare, con l'autore originario «incorporato», appunto, nel titolo. Una versione che dalla Sicilia (dove tornerà prossimamente a Messina e Catania), è approdata in Lombardia per una tournée che ha toccato Monza, Brescia, Casalpusterlengo e (fino al 20 febbraio), Milano, al Teatro Menotti di via Ciro Menotti, 11 (www.teatromenotti.org) e portata in scena da attori e studenti tirocinanti del Teatro Vittorio Emanuele di Messina.La tragedia di Amleto è arcinota. La versione che ne ha fatto Bruschetta, però, è in chiave moderna con l'obiettivo «di proporre una lettura fedele dell'opera, ma con la previsione di un margine, sia pur impercettibile, di tradimento». D'altro canto «tradire un testo significa anche tramandarlo e renderlo leggibile ad un pubblico moderno».Ne è scaturito un azzeccatissimo atto unico (che sarebbe un peccato «dividere» in due, pena la «rottura» del ritmo) che inizia con un avveniristico flash mob degli attori sul palco, accompagnato dalle note di Gianluca Scorziello e Toni Canto e dalla splendida voce di Celeste Gugliandolo (Ofelia). Una rilettura moderna della tragedia del principe di Danimarca (interpretato magistralmente da Angelo Campolo), talmente avveniristica da proporre una Maria Sole Mansutti versione Gertrude femme fatale, madre di Amleto e sposa incestuosa dello zio di quest'ultimo, Fortebraccio (Lelio Naccari). Per il resto, i personaggi di sempre: dal fidato Orazio (un brillante Francesco Natoli), a Laerte (Ivan Bertolami) e Polonio (Antonio Alveario), fratello e padre di Ofelia, al fantasma del re Amleto (Gionni Boncoddo), a Rosencrantz e Guildestern (Diego e Dario Delfino), alle guardie Marcello e Bernardo (Simone Corso e Stefano Cutrupi), a Claudio, zio di Amleto (Emmanuele Aita), per finire ai becchini (Maurizio Puglisi e Simone Corso) e agli attori che Amleto scrittura (Fabrizia Salibra e Luca D'Arrigo) per smascherare le malefatte di zio Fortebraccio. Un cast per un imperdibile «To be or not to be» anni Duemila.