Amnesie ed errori: il pentito-accusatore non convince più

Luigi Cicalese tirò in ballo Ambrogio Crespi «Nel 2010 mi chiese aiuto per Bobo Craxi» Ma le elezioni erano di quattro anni prima

L'eloquio malfermo, e fin qui passi, perché raramente i pentiti di mafia hanno frequentato le scuole alte. Ma i guai veri cominciano quando Luigi Cicalese, ex malavitoso trasformatosi in testimone di giustizia, comincia a rispondere da dietro il paravento alle domande del difensore di Ambrogio Crespi, fratello del sondaggista Luigi, arrestato nel 2012 con l'accusa di avere procurato voti «sporchi» a Domenico Zambetti. Perché Cicalese inciampa, si contraddice, dà spiegazioni senza capo nè coda. E insomma si capisce bene perché in un altro processo per omicidio la parola di Cicalese sia stata ritenuta totalmente inattendibile dalla Cassazione, che ha assolto tutti gli imputati accusati dal pentito.

«Crespi organizzò la campagna elettorale per Bobo Craxi sindaco nel 2006», ha sostenuto in aula il «collaborante», spiegando di essersi dato da fare per conto di Crespi, che aveva conosciuto durante il suo lavoro «ufficiale» di imbianchino. É un tassello importante per l'accusa, perché dimostrerebbe che la attività di Crespi, ovvero procacciare appoggi elettorali in ambienti vicini alla criminalità, non è stata svolta solo a favore di Zambetti nel 2010. Insomma, Crespi junior sarebbe un professionista del settore, un uomo di collegamento in pianta stabile tra il mondo della politica e quello della delinquenza organizzata. Peccato che, come fa notare al pentito il difensore di Crespi, Marcello Elia, «nel 2006 Bobo Craxi non era candidato a sindaco». Il candidato, sponsorizzato dallo stesso Craxi, era Crespi. E di voti procurati a Crespi il pentito non ha mai parlato.

E non è tutto. «A chi si rivolse lei per procurare voti a Craxi?», chiede il legale. «Beh, insomma, soprattutto alla mia famiglia, ai miei parenti, poi non so se nella cabina lo abbiano votato davvero». Lo stesso Cicalese si rende conto che è un po' poco. E allora aggiunge: «Poi sono andato giù, in Calabria, e ho chiesto giù». «E cioè? Lei sta dicendo che in Calabria si vota per l'elezione del sindaco di Milano?». Il pentito tace.

Insomma, se Cicalese era un tassello importante per dimostrare il ruolo cruciale di Ambrogio Crespi nel sistema criminale milanese, non si può dire che la linea dell'accusa abbia retto pienamente alla prova dell'aula. Certo, a carico di Crespi junior c'è dell'altro, in particolare per quanto riguarda il sostegno fornito nel 2010 alla candidatura di Domenico Zambetti (l'assessore alla casa che nel suo crollo trascinò con sè la giunta Formigoni), e nel 2011 alla candidatura a Palazzo Marino di Sara Giudice. A chiamare in causa Crespi sono intercettazioni decisamente esplicite di uno dei protagonisti dell'inchiesta, il presunto 'ndranghetista Eugenio Costantino. Ma qui la difesa punta a convincere i giudici che in realtà di voti ne vennero portati pochi o niente. L'analisi del voto realizzata da Roberto D'Alimonte, il maggiore specialista italiano di flussi elettorali, dimostrerebbe che non ci sono spostamenti significativi a favore di Zambetti in nessuno dei collegi in cui secondo l'accusa Crespi esercitava la sua influenza. E quando si è trovato davanti al pm, Eugenio Costantino ha spiegato così le sue chiacchiere telefoniche: «La storia dei voti procurati da Crespi Ambrogio a Zambetti me la sono inventata di sana pianta».