Anche Maroni stronca Pisapia «Sull’Imu si è rimangiato tutto»

«Aspettavamo il sindaco a Verona» ironizza il segretario federale della Lega Roberto Maroni eccezionalmente a Palazzo Marino per sostenere i consiglieri lumbard nella loro lotta contro la pressione fiscale. «Proprio qui avevamo fatto un incontro tempo fa con il sindaco Pisapia e con Giorgio Squinzi - ricorda Maroni -: ed era uscita un po’ a sorpresa una posizione comune fra noi e Pisapia contro l’Imu. Noi abbiamo mantenuto coerentemente la posizione manifestando contro l’Imu e facendo della sua abolizione uno dei punti del nostro programma. Evidentemente Pisapia ha cambiato idea. Pisapia aveva detto: se la Lega scende in campo contro l’Imu io sarò in campo con la Lega. Mi aspettavo che venisse a Verona, non l’ho visto. Alle parole non sono seguiti i fatti. Prendo atto. La coerenza non è un principio a cui tutti i politici si attengono: si vede con Pisapia e si vede anche con Pizzarotti». «L’Imu sulla prima casa è una tassa ingiusta e che presenta fondati profili di incostituzionalità perché usa i Comuni come gabellieri dello Stato - replica il sindaco -. Ma ho sempre detto, come dovrebbe fare anche un ex ministro della Repubblica, che gli strumenti per eliminarla devono essere quelli legittimi. Con il contributo dei gruppi di maggioranza, siamo pronti a sollevare questione di incostituzionalità chiedendo la cancellazione di una norma inaccettabile. Non è con le riunioni nelle piazze, né con la propaganda, che si cambiano le cose».
Ieri sul bilancio è andata in scena un’ulteriore spaccatura nel parlamentino milanese con il Pdl e Milano al Centro che hanno abbandonato l’aula, dopo la rottura dell’accordo siglato con la maggioranza, lasciando Lega e Fli da soli all’opposizione. La delibera bis, riveduta e corretta (con trucchetto), dopo la revisione in giunta di ieri mattina, ha fatto indignare Pdl e Milano al Centro: dai 30 milioni di euro di tagli alle tasse ne sarebbero dovuti derivare - secondo l’intesa con il centrosinistra un taglio equivalente alle spese. Ma così non è stato: la giunta ha sforbiciato solo 20 milioni, i restanti dieci sono stati coperti con i dividendi straordinari di Atm e Mm. Una spending review con una media del 4,5%, ma «che taglia soprattutto cultura (15,2%), istruzione (5,6%) e sociale (5,1%), cancella le spese per la linea 4». Così dubbi e sospetti sui derivati e sull’aumento delle entrate extratributarie di 400 milioni, sono state sollevate anche dal Comitato metropolitano Audit che ha chiesto un incontro pubblico all’amministrazione.
La mossa che non è piaciuta al PdL che ha fatto saltare l’accordo. «La fiducia si è rotta. Noi siamo stati ingenui a fidarci delle parole del sindaco che aveva promesso che avrebbe tagliato gli sprechi. E dire che 30 milioni rappresentano solo l’1% della spesa corrente - attacca Carlo Masseroli capogruppo del Pdl -. Era la prima volta che il bilancio tornava in giunta per una precisa volontà politica, ma appunto ci avete imbrogliato. Avete svilito la politica, rovinato una cosa che poteva dare credibilità al consiglio e alla giunta». Il PdL alle 17 abbandona l’aula, lasciando centrosinistra, Lega e Fli da soli a votare il bilancio. Sul fronte opposto il Carroccio che questa mattina entro le 10 presenterà un migliaio di emendamenti, per portare avanti fino all’ultimo l’ostruzionismo e mettere in difficoltà la maggioranza. Ieri il consiglio è stato convocato fino alle 20, la battaglia politica e la lotta contro il tempo si gioca tutta oggi: termine ultimo per la chiusura del voto sul documento contabile domani, pena la perdita del bonus governativo da 30 milioni di euro. Di qui l’allusione al «senso di responsabilità del PdL» che ha rinunciato all’ostruzionismo, per non essere accusati di far perdere a Milano il bonus.
Un copione già visto per la capogruppo Carmela Rozza, che ha accusato il Pdl di «non essere in grado di reggere gli accordi. Sul pgt hanno fatto la stessa mossa: hanno siglato l’accordo, salvo poi fare ostruzionismo e abbandonare l’aula».