Anche il teatro milanese fa il suo "dopo Sanremo". Star, storie e memoria

Favino in scena al Parenti, dove non va perso anche "Qohélet", nella versione di Ceronetti

Con ancora negli occhi le sue applaudite prestazioni al Festival di Sanremo, non è cattiva idea seguire Pierfrancesco Favino al Franco Parenti, con «La notte poco prima delle foreste» di Bernard-Marie Koltès (fino al 10 febbraio). Favino è un numero uno, si adatta da grande interprete ai diversi mezzi (tv, cinema, teatro). Nel monologo al Parenti - ce ne regalò un assaggio al Sanremo 2018 - è un viandante, qualcuno ha detto «un Amleto da marciapiede», un emarginato che cerca il proprio luogo nel mondo. Il testo di Koltès, del 1977, non poteva registrare la tragedia di oggi, con masse di umani in fuga, sfruttati prima, durante e dopo il viaggio della speranza. Per Favino, le pagine di Koltès sono una dolente preghiera: «Mi accompagnano da anni, vivono in me».

A marzo l'attore torna su un set: sarà Craxi nel film «Hammamet» di Gianni Amelio, e ha da poco terminato le riprese di «Il traditore», diretto da Marco Bellocchio, dove interpreta il mafioso e pentito Buscetta. Sempre al Parenti, non va perso «Qohélet. Colui che prende la parola», nella versione di Guido Ceronetti, lo scomodo polemista che ci ha lasciato l'estate scorsa. In scena (7/20 febbraio) Elia Schilton; al violoncello Irina Solinas; danzatori Sebastien Halnaut, Gianmaria Girotto, Alessandra Cozzi; coreografia Emanuela Tagliavia; regia Federica Santambrogio.

«Qohélet», o Ecclesiaste, è un libro ebraico del IV secolo prima di Cristo. Un poema apparentemente oscuro, ma che getta raggi illuminanti verso chiunque decida di aprirlo, o ascoltarlo. C'è la mano dell'officina culturale Parenti nello spettacolo in Sala Fassbinder (Elfo Puccini, fino al 17 febbraio) «Buon anno, ragazzi», meritato successo di Francesco Brandi e Raphael Tobia Vogel. Giacomo, insegnante, vuol passare da solo la notte di Capodanno, ma l'agognata solitudine evapora. Il rapporto Parenti-Elfo Puccini è uno scambio: Andrée Ruth Shammah ospiterà in maggio il «Kaddish» di Allen Ginsberg, interpretato da Ferdinando Bruni. Nome di punta delle scene, che fino al 24 febbraio vediamo all'Elfo Puccini nella «Tempesta» di Shakespeare, classico del duo Bruni e Francesco Frongia, con attore e fantocci. Bruni-Prospero dà vita a 18 personaggi: scusate se è poco. Al Teatro Libero, spettacolo in prima nazionale (fino al 10 febbraio, riprende dal 14 al 17) sui pericoli della verità. Titolo: «Non lo deve sapere», di Monica Faggiani e Silvia Soncini, regia Fabio Banfo. Quattro sorelle orfane si interrogano sulle cicatrici e le rimozioni del loro passato. Al Teatro dell'Arte in Triennale, si viaggia a ritroso, fino al 1969. Anno che modificò la storia più di altre date. Dal martire praghese Jan Palach, al raduno di Woodstock, all'uomo sulla Luna, alla strage di piazza Fontana, il giornalista Paolo Conti (sul 1969 ha scritto un libro Laterza) e l'attrice Elena Vanni danno vita a vicende, filmati e foto dell'epoca. Perché fare teatro significa anche dare lezioni di storia, prima che il passato si perda nel vento.