Ansia da ballottaggio Il compagno Beppe ora scappa da Renzi

Sala prova a smarcarsi dal premier: «Non è vero che sono il suo candidato Il mio primo voto? Ai Repubblicani»

Chiara Campo

Al primo turno aveva confessato: «Ho sempre votato Pd, e prima Ds e Pds». Prima ancora? «Il Pci». Con meno di cinquemila voti di scarto dal candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi, ieri Beppe Sala si è ricordato che in realtà ha «cominciato con i Repubblicani, poi sono passato ai Radicali e poi ho votato sempre a sinistra». Di questo passo, prima del ballottaggio il «compagno Beppe» - che per vincere con un risicato 41 per cento le primarie del Pd fu costretto a indossare la maglietta rossa col Che Guevara - potrebbe raccontare di aver barrato sulla scheda persino il simbolo dei 5 Stelle, magari per sbaglio. Si scherza. Quel che è chiaro invece è il tentativo di smarcarsi dal premier Matteo Renzi (e viceversa). Il segretario Pd dopo un'unica sfilata giorni prima del voto a Milano accanto a mr Expo, con l'aria che tira non è detto che si farà rivedere da qui al 19 giugno. In caso di sconfitta, sono pronti a «saltare» i segretari dem milanesi, e la colpa di aver scelto il cavallo sbagliato sarà addossata al ministro dell'Agricoltura con delega all'Expo Maurizio Martina, main sponsor di Sala già dalla scorsa estate. Ma anche il manager ha fiutato il rischio che un nodo troppo stretto con il segretario possa danneggiarlo invece di dargli una spinta. Il voto delle Comunali in tutta Italia è anche un voto anti-Renzi: primo avviso di sfratto prima del referendum di ottobre sulla riforma della Costituzione. E i 53mila elettori grillini che al primo turno hanno votato Gianlcua Corrado non si conquistano certo con la foto-ricordo accanto al premier. Da «io non sono Pisapia» interpretato durante le primarie Sala è passato a «io non sono un renziano». Lo ha puntualizzando già alla conferenza stampa post voto: «Chiariamo bene la distinzione, io sono un candidato stimato dal presidente del Consiglio, non sono stato fortemente voluto dal premier. Non sono un candidato renziano, ma uno che stima molto Renzi».

Fuga da Renzi. Anche il capolista Pd Pierfrancesco Majorino ieri ha preso il largo. «Non siamo riusciti a far capire abbastanza che qua c'è un tratto autonomo che non c'entra niente con Renzi - ha spiegato ieri ai microfoni di Radio Popolare -. Se vincono Parisi, La Russa e De Corato non è che si fa un dispiacere a Renzi, si fa un danno a noi stessi e a Milano». L'assessore dem ha sottolineato agli ascoltatori di sinistra il suo successo personale, è stato il terzo più votato in assoluto alle Comunali e il primo nella coalizione di Beppe Sala, «e non c'entro nulla con Renzi». Ci sono «molti cittadini di sinistra che non hanno votato Sala e sono molto indecisi su cosa fare per dare una lezione a Renzi - ha poi scritto su Facebook -. Ma qua in gioco non c'è Renzi, ma il futuro alla nostra città».

D'altra parte, che la partita sia in salita lo ammette (finalment) anche una colonna renziana, l'eurodeputata Pd Lia Quartapelle ieri non ha usato giri di parole: «Il risultato di Beppe è migliore, in termini percentuali, di quello degli altri candidati sindaci di centrosinistra nelle grandi città, fatta eccezione per Zedda. In realtà quello che è notevole è il risultato di Parisi, che ci consegna un punto di distacco: un centrodestra unito, con un candidato moderato, è molto competitivo».

Sala domani alle 21 ha radunerà ex candidati della coalizione (eletti e non) e militanti per organizzare una grande mobilitazione nelle piazze per tutto il weekend. «Non ci sono ricette magiche, bisogna mostrarsi, convincere con le parole, con lo sguardo, con i fatti e la buona motivazione - ha spiegato ieri in diretta ad Agorà su Rai3 -. È su questo che sto continuando in questi giorni. Non è che posso reinventarmi, sarebbe anche sciocco».La maglietta del Che per questa volta rimarrà nell'armadio. Forse.