«Anziani sotto controllo con i custodi sociali Ma il Comune li taglia»

«Se è vero che a un anziano basterà avere cinquemila euro in banca per perdere i servizi di assistenza domiciliare, siamo alla bestemmia». Padre Clemente Moriggi è il direttore delle Opere della Fondazione Fratelli di san Francesco d'Assisi, una delle più grandi realtà di volontariato, assistenza e integrazione di Milano.
I Fratelli di san Francesco, nati e cresciuti in via Moscova intorno al convento di sant'Angelo, sono molto attivi nelle attività di sostegno agli anziani. I volontari svolgono da sempre il servizio di custodi sociali: vanno in visita a casa, portano il pasto, accompagnano i nonni dal medico, in banca, alla posta. Chiacchierano con loro, in salotto e anche al telefono. Costruiscono relazioni, oltre che provvedere al cibo e al sostegno materiale.
Oggi padre Clemente non nasconde la preoccupazione per il futuro dei nonni in difficoltà che loro riescono ad aiutare anche grazie alle convenzioni con il Comune: «Per il momento riusciamo a far fronte, ma molti servizi vengono ridotti e ci dicono che saranno tagliati».
Un anziano con cinquemila euro in banca è o non è una persona in difficoltà?
«Con tutti i costi che hanno! Cinquemila euro è una somma che fa ridere i polli. Molti anziani, pur avendo cinquemila euro in banca, ci chiedono un pasto caldo perché sono soli e non riescono a cucinarsi e ad accudirsi da sé e neppure a pagare qualcuno che li aiuti. E comunque basta un piccolo intervento di manutenzione nel condominio, un frigorifero che si rompe, per generare sconquassi».
Il Comune con un bando aperto a tutti cerca partner per lo sviluppo del welfare. C'è il rischio di aste al ribasso sulla pelle degli anziani?
«Tutti cercano di tirare la cinghia, ma spesso a scapito delle persone fragili e che vivono una situazione di disagio. Purtroppo procedono per bandi, che vanno bene per le fognature... ma con le persone è necessario avere un rapporto umano. Noi abbiamo tredici anni di esperienza come custodi sociali e speriamo che ci servano per continuare a operare in collaborazione con il Comune. Siamo fiduciosi che sarà così».
Si parla di sospendere il servizio dei custodi sociali. C'è già una data: il maggio 2014. Come valuta questa prospettiva?
«Portare assistenza al domicilio degli anziani in questo modo è stata un'intuizione che ha cambiato totalmente l'approccio, perché consente di fare monitoraggio sociale nel contesto in cui queste persone vivono. Adesso nell'aria c'è la paura che vogliano tagliare tutto. Sarebbe un peccato».
Voi avete anche un telefono amico dedicato agli anziani. Quando li chiamate, che problemi vi segnalano?
«Lo usiamo anche per monitorare la validità dei servizi offerti: chiamiamo per raccogliere giudizi ed eventuali lamentele. Ma in questo periodo gli anziani ci chiamano, ci telefonano, sono preoccupati dal futuro. Vorremmo poterli rassicurare».
Tra le ipotesi allo studio di Palazzo Marino c'è anche quella di unificare l'assistenza agli anziani e quella ai disabili. Le sembra una strada praticabile?
«Sono attività totalmente diverse tra loro. Se non sei dedicato solo agli anziani, ti perdi. A meno che non vengano istituiti custodi sociali che si occupino al massimo di dieci persone...».