Un aperitivo dai barman... Stellati

Passata la moda dell'happy hour, i maestri dei cocktail si esibiscono in ristoranti esclusivi. Ma non solo

Gli anni d'oro della Milano da bere non sono finiti, al contrario. Il cocktail è sempre più internazionale, ricercato, studiato, argomento di discussione tra i giovani, e non solo. I nuovi idoli della nuova Milano alcolica sono i barman, o meglio, i mixologist. La curiosità spinge i milanesi, già attenti ai nuovi trend, a provare i locali che hanno delle caratteristiche peculiari, la cosiddetta «anima» che lo rende unico e irripetibile, data dal gestore, dall'atmosfera che vi si respira, dal design. Cosa si ricerca? La possibilità di fermarsi indifferentemente per un disimpegnato aperitivo, con la possibilità di spizzicare o, più tardi, di cenare, o ancora un alternativo dopo cena, ma fermo restando un must imprescindibile: una grande attenzione per la qualità. E come i milanesi si fregiano di far parte di una «nuova» Milano da bere, così i cocktail più di moda sono delle rivisitazioni dei classici, i twist. Fioriscono per la città le rivisitazioni di Cosmopolitan, Martini, Milano-Torino, Tommy's Margarita o il Manhattan. Nuova moda è anche la riscoperta della letteratura di settore e di nomi che hanno fatto la storia della cocktailerie come Harry McHalone, proprietario dell'Harry's Bar di Parigi o Salvatore Calabrese conosciuto come il «The Maestro» a Londra. In aumento anche i corsi sia professionali che amatoriali per avvicinarsi al mondo della mixology. Bere sì, ma d'eccellenza: si impara a centellinare, degustare, assaporare.

E oggi, rispetto al passato, le occasioni per appassionati e intenditori si sono moltiplicate anche grazie a barman (alcuni anche giovanissimi) che vantano un'esperienza internazionale e propongono creazioni geniali, mixando grandi classici con spezie e profumi di tutti i Continenti. Ecco dove si trovano alcuni tra i nuovi artisti della Milano da bere.