Appalto vigili urbani: mille dubbi sulla gara da 1,2 milioni di euro

Due lotti diversi, nel primo massimo ribasso Poi silenzi e mano libera alla commissione

È la gara d'appalto più importante in corso in questo momento per l'ammodernamento della polizia locale: la sostituzione di quasi duemila radio ricetrasmittenti, i dispositivi che tengono in contatto minuto per minuto le pattuglie dei ghisa con la centrale operativa, con conversazioni criptate anti-intercettazione. É un appalto reso indispensabile dall'invecchiamento delle radio in uso attualmente, ormai tutte fuori garanzia e tecnicamente obsolete. Ma sulla gestione delle gare d'appalto ci sono una serie di dubbi, che in queste settimane stanno sollevando le perplessità degli addetti ai lavori. Non è chiaro, si dice, se l'obiettivo del Comune sia più garantire una alta qualità del prodotto o si preferisca, legittimamente, puntare al risparmio. E a rendere insistenti questi dubbi c'è la poca chiarezza sugli elementi in base alla quale la commissione - di cui ancora non si conoscono i componenti - dovrà assegnare l'appalto.

La sostituzione delle radio viene - e qui è il primo aspetto singolare - spezzata in due gare ad appena un anno una dall'altra. La prima porta la data del 7 febbraio 2015 ed è destinata alla fornitura di un lotto di 130 radio portatili, quelle utilizzate dai vigili a piedi e in bicicletta, e di 80 apparati da piazzare a bordo delle automobili e delle moto. Questa gara viene vinta dalla Tp con una radio cinese, la Pt580 prodotta da Itera.

Neanche il tempo alle 215 radio cinesi di finire il collaudo, e parte una seconda gara. Oggetto: 1.725 apparati tra portatili e veicolari. Il provvedimento che apre la seconda gara è del 21 marzo scorso. In entrambi i casi il responsabile del procedimento di gara è Antonio Barbato, che all'epoca della prima gara è vicecomandante della polizia locale, e al momento del secondo bando è diventato da poco più di un mese comandante del corpo, dopo le dimissioni di Tullio Mastrangelo. Importo della prima gara 200mila euro più Iva, della seconda 983mila.

A colpire, oltre al frazionamento delle gare, è la differenza di impostazione dei due capitolati. Il primo è una gara al massimo ribasso, dove - una volta rispettate le specifiche tecniche - vince il fornitore che fa il prezzo più basso. E il risparmio è consistente: la gara viene vinta dai cinesi con un'offerta di 97mila euro, meno della metà dell'importo di gara. Un affarone: basti pensare che la seconda migliore offerta, quella di Telecom, era di quasi 120mila euro.

Il 21 marzo scorsa parte la gara per il secondo lotto, il più grosso. E qui la musica cambia. Non si parla più di massimo ribasso, ma di valutazione congiunta di qualità e prezzo: 70 punti alla valutazione tecnica, 30 all'offerta economica. Di fatto, a diventare preponderante è la analisi delle caratteristiche del prodotto offerto. Il capitolato indica i quattro punti - qualità, dimensioni, affidabilità, formazione e assistenza - di cui verrà tenuto conto.

Ma qual siano, all'interno di ciascuna voce, gli elementi rilevanti risulta oscuro non solo ai profani ma anche ai professionisti del settore, alle aziende interessate alla gara. Che infatti dopo la pubblicazione del bando iniziano a subissare il Comune di richieste di chiarimento. D'altronde parte integrante del bando è il «patto di integrità tra il Comune di Milano e i partecipanti» in cui anche Palazzo Marino si impegna a «conformare i propri comportamenti ai principi di lealtà, correttezza e trasparenza». Così un dei partecipanti chiede, proprio in nome della trasparenza: qual'è il peso in termini di punti di ognuno dei sottocriteri in cui è suddiviso ognuno dei quattro punti? Quali sono i parametri oggettivi di valutazione che verranno applicati ai singoli sottocriteri? Non è una domanda da poco, perché tra i «sottocriteri» c'è di tutto, dalla utilizzabilità delle radio senza togliersi i guanti, al materiale utilizzato, alla durata delle pile. Ma il Comune rifiuta di elencare in dettaglio. Un rifiuto che ora permette di lasciare mano libera, o quasi, alla commissione aggiudicatrice.