Appello: "Non vietate il corteo per Ramelli"

Sessanta firme al prefetto. Ma Anpi e Pd: «Ricordo sì, ma senza sdoganare estremisti»

«Lasciate che ricordino Sergio». Oltre sessanta tra parlamentari, eurodeputati, e consiglieri regionali, comunali e municipali, hanno firmato un appello al prefetto, al questore e al sindaco di Milano, chiedendo che «non si vieti con motivazioni prive di reale necessità» il corteo per commemorare Sergio Ramelli, il giovane ucciso a Milano 44 anni fa. Era il 29 aprile 1975, e 48 giorni dopo essere stato brutalmente aggredito a colpi di chiave inglese da militanti di Avanguardia Operaia, finì l'agonia del giovane militante del Fronte della Gioventù.

Da allora, la destra milanese il 29 aprile ricorda Ramelli ed Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Msi che fu ucciso esattamente un anno dopo, proprio il 29 aprile, giorno in cui avrebbe partecipato alla commemorazione del giovane studente. Con loro la destra ricorda Carlo Bersani, militare decorato che aveva aderito alla Rsi e fu ucciso dai partigiani sempre il 29 aprile, ma del '45, quindi all'indomani della Liberazione. Questo ricordo di Ramelli, Pedenovi e Borsani è un caso politico, sentitissimo dai militanti del Msi, sostanzialmente osteggiato da sinistra. Ma quest'anno arriva questa iniziativa inedita, concepita proprio nel corso delle iniziative che il 13 marzo - ricorrenza dell'aggressione - erano state dedicate a questa drammatica vicenda. I firmatari dell'appello, tra cui i vice presidenti di Camera e Senato Fabio Rampelli e Ignazio La Russa, appoggiano la richiesta avanzata da un comitato di promotori, che - si spiega «intende rendere onore a un giovane di 18 anni la cui sola colpa, come accertato dalla giustizia italiana, di avere aderito al Fronte della Gioventù». «La fiaccolata o sfilata silenziosa - ha spiegato Marco Carucci, delegato del comitato organizzatore dell'iniziativa - è stata fatta per anni, poi nel 2015, anno dell'Expo, per vari motivi, è stata interrotta. In accordo con la questura di Milano si decise di evitare possibili tensioni e noi in maniera collaborativa rinnovammo il format organizzando una manifestazione statica». «Quest'anno - ha proseguito - come comunità militanti abbiamo detto proviamo a chiedere di tornare a fare quello che era sempre stato fatto senza creare problemi».

I militanti della destra sostengono che il corteo non ha particolari sigle. Ma ad animarlo ci sono anche Casa Pound Italia, Forza Nuova e Lealtà Azione, che nella lettera inviata a prefetto, questore e sindaco a corredo dell'appello (e firmata da Marco Clemente per Cpi, Duilio Canu per Fn e Stefano del Miglio, per Ln) spiegano così le loro ragioni: «Dopo quattro anni in cui il ricordo del barbaro assassinio a colpi di chiave inglese, per mano di un commando di Avanguardia Operaia, di un giovane di soli 18 anni, è stato affidato ad eventi statici di piazza si ritiene sia giunto il momento di ritornare alla formula del corteo-fiaccolata. Un corteo silenzioso che nei tanti anni in cui si è svolto prima dei divieti che si sono perpetrati dal 2015 al 2018, mai ha procurato disagi, incidenti o turbative d'ordine pubblico ma anzi, si è sempre contraddistinto per compostezza e rispetto dei luoghi e delle persone». Casa Pound Italia, Forza Nuova e Lealtà Azione chiedono dunque di poter organizzare il corteo-fiaccolata da Piazzale Susa, viale Romagna, via Beato Angelico per terminare in via Paladini. I firmatari dell'appello, come detto, sono deputati e senatori, consiglieri regionali, comunali e di Zona. Prevalentemente appartengono a Fdi e Lega, ma non solo: c'è anche Alessandro Colucci di «Noi con l'Italia» e ci sono molti eletti di Forza Italia.

Anpi e Pd sono contrari. L'Anpi ricorda di aver «sempre fermamente condannato la barbara aggressione e uccisione» di Ramelli e Pedenovi. «Ma un conto è ricordare le vittime della violenza, altro conto è tramutare il ricordo in aperta apologia del fascismo».

Alberto Giannoni