Architetti contro il parcheggio: «La piazza perderà immagine»

Luciana Baldrighi

Sempre più piazza Sant’Ambrogio assomiglia a un gigantesco cratere. Quella che nemmeno due mesi fa era partita come un’indagine conoscitiva per verificare la realtà archeologica del sottosuolo e la possibilità, una volta che la Sovrintendenza avesse dato il suo benestare, di un parcheggio sotterraneo, ipotesi fortemente contestata dagli abitanti del quartiere, si è trasformata in una realtà di fatto.
Difficile pensare che due mesi siano stati sufficienti per scongiurare il rischio di un pessimo impatto ambientale, e del resto la Sovrintendenza è stata sinora assai parca nel far sapere ai ciittadini come si sta procedendo. Un pool di architetti, tra i quali anche alcuni impegnati in politica, trova il progetto «bizzarro». Esso vede i disegni dell’architetto Anna Giorgi per l’impresa Borio De Albertis in associazione temporanea con la Botta (Anna Ceresa e Carla Di Francesco per la Sovrintendenza, Mario Campanella e Dominique Salsarola per la parte progettuale) negare ai residenti uno spazio gratuito per le loro auto, come hanno avuto finora. C’è il rischio, inoltre, che la piazza venga invasa dai parcheggi per pullman e moto e sia percorsa dai mezzi pubblici e dalle auto della polizia.
«La riduzione dei marciapiedi porterebbe troppo vicino alle case il parcheggio delle auto, delle moto e dei bus che entrano ed escono (500 posti a rotazione), inquinando acusticamente ed ecologicamente. Un altro problema è il marciapiede verso la Basilica, che andrà rifatto: andranno comunque perduti gli antichi lastroni in pietra della pavimentazione centrale. La mia preoccupazione è che spariscano anche molte delle piante che fanno da ornamento alla piazza» sostiene l’architetto Cristina Manzoni Ansbache. Per il consigliere comunale Giovanni Testori inoltre c’è un pericolo per la sicurezza, perché la notte nei piani sotterranei non ci sarebbe sorveglianza. L’architetto Cini Boeri, i colleghi Stefano Parodi, Gigi Caccia Dominioni, Marco Albini e Cino Zucca sostengono si tratterebbe di una perdita di immagine della piazza più antica di Milano. Vedono a rischio i vecchi lastroni di pietra, i quadrelli di porfido rosso e le antiche mura romane che sono emerse dai primi scavi.
Un parcheggio, infine, lascia in dubbio anche monsignor De Scalzi, abate della Basilica più antica di Milano, perché solo un anno fa è stato risistemato il sagrato, il verde dei giardini e tutti i viali che la costeggiano insieme alla sua pavimentazione. Ora si sta addirittura smembrando tutta la nuova pietra con tanto di nuove panche di fronte alla caserma della polizia e fino all’Università del Sacro Cuore.