«Arcimboldi, o la gestione diretta o la chiusura»

Sorpresa per l’uscita dal cda di Tronchetti Provera: «Si poteva resistere ancora un mese senza strappi»

Sabrina Cottone

Dimissioni anticipate del consiglio d’amministrazione della Scala. È stato il cda della Fondazione, durante la riunione di mercoledì scorso, a votare la modifica dello statuto che tra un mese porterà al rinnovo anticipato dei vertici del teatro. La scadenza naturale sarebbe stata l’11 novembre, troppo a ridosso della prima di Sant’Ambrogio e invece, grazie a questa decisione, un consiglio d’amministrazione fresco di nomina gestirà questi momenti delicati. Anche per questo Gabriele Albertini è rimasto sorpreso dalla decisione di Marco Tronchetti Provera di uscire subito dal cda: «Tutto avrebbe suggerito a tutti di restare. Non credo fosse impossibile andare avanti un altro mese e concludere senza strappi e senza traumi».
Il sindaco e presidente della Fondazione della Scala non esclude novità politiche ai vertici. «Possiamo discuterne...» ha risposto al segretario provinciale dei Ds, Franco Mirabelli, che gli chiedeva se fossero possibili trattative con l’opposizione nella scelta dei nomi per il cda della Fondazione. Tanto più che il consiglio d’amministrazione è intervenuto sullo statuto, adottando le norme che prevedono una rappresentanza nel cda proporzionale ai finanziamenti. In sostanza, chi più versa ha più membri. E alla fine dei conteggi è tutt’altro che esclusa una più cospicua presenza del pubblico ai vertici della Fondazione.
Albertini sostiene che la scelta fatta dal Comune di gestire direttamente gli Arcimboldi fosse l’unica possibile, perché senza la gestione diretta del Comune si rischiava di tenere chiuso il teatro della Bicocca: «Avremmo preferito una soluzione più strutturale e più stabile, ma noi non possiamo agire in libertà. La proposta della Fondazione Scala non era compatibile con le norme del diritto pubblico. Per affidare gli Arcimboldi a un impresario sarebbe stata necessaria una gara formale e c’era il rischio di rimanere almeno un anno abbondante senza far nulla». Il sindaco ammette i ritardi: «Siamo rimasti alla stesura dello statuto». E spiega che sono stati anche motivi economici a far scartare la soluzione Newco, la società di servizi che avrebbe dovuto gestire gli Arcimboldi in cooperazione con la Scala: «I costi sarebbero saliti da due milioni e quattrocentomila euro a tre milioni. Questi tre milioni, conferiti in anticipo, sarebbero poi stati usati dalla Fondazione Scala per entrare nella Fondazione Arcimboldi». Quindi l’affondo: «Il socio semmai cerca aggiunte, non partite di giro».
Il vice presidente della Fondazione Scala, Bruno Ermolli, difende il progetto della «società di servizi che sarebbe stata in nuce la fondazione degli Arcimboldi», soluzione alla quale il Comune ha preferito la gestione diretta. Spiega Ermolli: «Milano ha un grande problema: settemila posti a sedere per ascoltare musica, che non sono troppi, ma se si pensa in modo globale. Ci vuole coordinamento e non una competizione malsana. Purtroppo però - ammette - non sono stati scanditi i tempi e i modi». Conclusione: «È giusto che la Scala collabori con il Comune che ha ritenuto di gestire direttamente gli Arcimboldi».
Il regista Franco Zeffirelli, come molti altri, non apprezza la soluzione trovata: «Gli Arcimboldi? Un brutto pasticciaccio per la città. Ci si aspettava un maggior ritorno di immagine. Con l'uscita di scena del Piermarini si è frantumato un sogno. Gli Arcimboldi affidati al Comune non servono più». E consiglia di trasformare gli Arcimboldi nella sede dell'Orchestra Filarmonica di Milano. Il sovrintendente Stéphane Lissner si sottrae alle polemiche e ricorda che è dal 2003 che si sa che la fondazione Scala non avrebbe gestito gli Arcimboldi: «Non è pensabile che il sovrintendente del Covent Garden o del Metropolitan si mettano a gestire i teatri comunali di Londra o New York».