Arcimboldi, va in scena la grande politica

Il neo sovrintendente Zecchi: «Si discuterà dell’attualità, vorrei Luttwak e Kissinger»

Sabrina Cottone

Gli Arcimboldi di Stefano Zecchi saranno un po’ come il Lincoln Center di New York, o almeno questo è il progetto dell’ex assessore alla Cultura e neo sovrintendente del teatro della Bicocca. «Ho in progetto di organizzare seminari di cultura politica, per discutere dei grandi temi d’attualità nel rispetto della multiculturalità. I primi ospiti che mi piacerebbe avere sono Edward Luttwak e Henry Kissinger». Come dire che gli Arcimboldi ambiscono a diventare una centro di dibattito internazionale, in cui discutere di politica estera, strategie militari e dei fatti dell’oggi. L’idea di Zecchi è anche di aprire un contatto diretto con il Lincoln Center.
E proprio come il Lincoln, anche gli Arcimboldi si preparano a ospitare un Festival della musica che è parte integrante del programma di Letizia Moratti e che sarà realizzato in gemellaggio con quello organizzato in autunno dal Comune di Torino. Il teatro milanese progettato da Vittorio Gregotti andrà oltre la lirica, sulla strada già intrapresa nella scorsa stagione. È destinato a diventare un vero e proprio polo delle arti diviso in cinque distinti ambiti culturali: letteratura, arte, musica sinfonica, opera lirica e cinema. Ogni settore avrà il suo direttore artistico e a sovrintendere, appunto, sarà Zecchi.
«Voglio riprendere da dove ho lasciato, ovvero dal trionfo del balletto di Roberto Bolle» annuncia Zecchi. Il professore paragona gli Arcimboldi a «un grande transatlantico» da mettere in movimento piano. A bordo saliranno anche ospiti inattesi, come gli editori. «Ho in mente di far sedere intorno a un tavolo l’editoria milanese» annuncia Zecchi. E anche qui c’è un modello: la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Il teatro come polo culturale.