Area C, applausi dall'Europa. Ma qui serrande abbassate

I dati di "Quattroruote": oltre cento esercizi chiusi Clienti giù del 40%, affari crollati di due miliardi

Non piace a tutti andare a piedi, in bici o in moto, scendere in metro e saltare sugli autobus. Meno che mai pagare per varcare i valichi. E così l'area C, con tutte le novità che si porta dietro, nonostante i premi internazionali, incontra anche un gran numero di nemici. Ancor più adesso che si sta estendendo a macchia d'olio in vista di Expo. La chiusura definitiva di piazza Castello, con il discutibile corredo di mutande e salamelle in esposizione. I tentativi domenicali (almeno per il momento) di costruire un grande ponte pedonale che colleghi Piazzale Loreto a Brera. L'idea del «tutti a piedi» si allarga e dilaga. C'è anche chi piange.

È l'industria dell'auto, con tutto l'indotto che porta con sé. Il fatturato del comparto è calato di 2 miliardi e le immatricolazioni rispetto a cinque anni fa si sono dimezzate. A mettere nero su bianco i numeri della crisi, che colpisce Milano più delle altre città d'Italia è la rivista Quattroruote, che a questo tema dedica un intero inserto. Milano rimane una città trend setter, le tendenze si vedono qui prima che altrove, e rinunciare all'auto è una di queste. Area C e car sharing hanno fatto il resto. Marciapiedi più larghi per far spazio ai pedoni, parcheggi sempre più difficili da trovare, autovelox pronti a colpire chi sgarra. Tutte misure che spingono a lasciar perdere l'auto e trovare strade alternative.

Veniamo ai dati raccolti dalla rivista dell'auto. Negli ultimi cinque anni in città sono scomparse oltre cento attività tra officine, elettrauto, carrozzieri e benzinai, gommisti e garagisti (a dirlo sono dati della Camera di Commercio). Gli autolavaggi registrano chiusure e un calo di clienti pari al 30-40%, sottolineano impietosi i numeri. E le imprese ancora in vita subiscono una pesante diminuzione del giro d'affari (-15%).

Una tendenza che vale per Milano ma non per la provincia. «Inevitabile il sospetto che le politiche disincentivanti attuate dal Comune di Milano, con l'Ecopass prima e soprattutto con l'Area C dal 2012, abbiano contribuito ad aggravare la già critica situazione del comparto. Per effetto del ticket di accesso al centro, le cifre ufficiali indicano 40 mila ingressi giornalieri in meno rispetto al 2011» è la denuncia. «Ormai è evidente la volontà politica di ostacolare le macchine», osserva Roberto Bolciaghi, consigliere di Federauto. Falso ambientalismo? È l'accusa che arriva dal mondo dell'auto.

Eppure le misure per ridurre le auto piacciono molto in tutto il mondo. È di due giorni fa la notizia che il tanto controverso ticket per l'Area C ha vinto il premio Transport Achievement Award del 2014, assegnato ogni anno dall'Ocse. la cerimonia di premiazione è avvenuta oggi a Lipsia. All'Ocse è piaciuto soprattutto «il coraggio politico» di sostituire la pollution charge, legata all'inquinamento prodotto, con la congestion charge, il ticket che colpisce la circolazione tout court. Una rivoluzione totale che però, come capita alle rivoluzioni, ha fatto morti e feriti. Sono le auto e i negozi che lavorano intorno alle quattro ruote.

Ovviamente non è tutto effetto delle politiche ambientaliste. Dal 2008 a oggi la città ha perso circa 2.500 attività a causa della crisi. Forse però le difficoltà dell'euro sono le uniche su cui guadagnano le casse comunali. Secondo questi calcoli, palazzo Marino ha incassato 40 milioni in ticket. E altri 60 milioni sono arrivati dalle multe.