«Area C è una tassa, va rivista Chi non inquina non paghi»

Il leader di Italia Unica lancia il modello Milano «La Lega? Noi garanzia di liberalismo per l'alleanza»

Antonio Ruzzo

I vostri avversari dicono che l'accordo tra Corrado Passera e Stefano Parisi è un accordo di potere e di poltrone.

«E dicono sciocchezze. Tipico di chi non ha argomenti».

E allora che accordo è?

«É un accordo di programma tra due persone che la vedono allo stesso modo su tante cose, basato su un'alleanza e un modello di città che potrebbe e dovrebbe diventare nazionale».

Però qualcosa in cambio... Farà l'assessore?

«Non scherziamo. Io non ho chiesto e non chiederò nulla. L'unica condizione è che Parisi facesse una lista del sindaco per rafforzare la sua posizione e aumentare la sua autonomia. Per quanto mi riguarda, ho solo intenzione di portare investimenti a una città che ha bisogno di ripartire e lavorerò a questo progetto che può segnare la svolta liberale per il Paese»

E con la Lega come la mette?

«Guardi, sono convinto che sul programma Parisi saprà trovare terreno comune perché a Milano per quanto riguarda gli investimenti sul lavoro, sulla sicurezza, sulla cultura, sulla lotta all'inquinamento e sull'autonomia si può trovare largo consenso. Anzi credo che il nostro ingresso nella coalizione possa allargare il consenso più moderato e liberale».

Sul resto?

«Non cambia nulla. A livello nazionale le nostre idee sull'Europa e sulle riforme restano quelle di sempre e non si modifica con questo accordo milanese. Anche se ho la sensazione che alcune posizioni radicali di Matteo Salvini non siano appoggiate all'unanimità anche all'interno del suo partito».

Con il suo ingresso quindi si rafforza la componente moderata?

«Non so, dico solo che il centrodestra con Parisi ha trovato il modo per tornare insieme in un'alleanza che si muove su temi comuni. Quindi ho pensato che fosse importante appoggiarla subito, anziché al secondo turno»

I sondaggi dopo il suo accordo con Parisi parlano di sorpasso sul centrosinistra, lei crede a una vittoria già al primo turno?

«Questa è una domanda che non può avere risposta. Perchè il voto è ancora molto lontano e poi perché ci sono ancora tantissimi indecisi. Certo, i sondaggi sembrano premiare questa scelta ma soprattutto l'idea che i liberali possano esprimersi in un lista civica al supporto del sindaco di centrodestra. Ma credo che dovremo fare di tutto per meritarci la fiducia».

E si comincia da dove?

«Giuseppe Sala si vanta di essere il sindaco che darà continuità a ciò che è stato fatto da questa amministrazione. Ecco, io credo che noi dovremo andare in direzione esattamente contraria visto che in questi cinque anni sono raddoppiati disoccupazione e tasse. Milano ha bisogno di sicurezza e di progetti visto che quelli di cui si parlava tanto sugli scali e sul dopo Expo non sono stati neppure avviati».

E su Expo c'è la polemica dei conti.

«É davvero assurdo che ancora oggi un commissario del governo abbia detto cose così contraddittorie sui risultati di Expo. Ma forse è una dimenticanza come quella dell'avvocatura del Comune che non si è costituita parte civile contro i No-Expo che hanno devastato la città. Poi hanno rimediato, ma è una presa in giro che dimostra come l'atteggiamento verso certe frange violente sia sempre tollerante. E anche qui serve cambiare».

Cambierà anche «Area C»?

«Certamente non deve essere allargata. È una tassa che non ha nessuna efficacia ambientale e che va rivista. Con deroghe per i residenti e con un ticket variabile che premi chi ha auto che inquinano meno di altre».

E su piazza Castello che Parisi ha già annunciato di non volere più pedonale?

«Sono d'accordo. Milano ha tre anelli: quello dei Navigli che non può essere interrotto dalla pedonalizzazione del Castello, quello della 90-91 che va reso più veloce e sicuro e quello della circol-line ferroviaria che deve essere completato e deve diventare il collegamento tra tutte le metropolitane e l'anello di congiunzione dei sette scali da trasformare in polmoni di sviluppo e di verde per la città ».