«Le aree per la cultura? Spero non muoiano»

Ultimo giro di giostra e poi chi vivrà vedrà. Umberto Novo Maerna, vicepresidente della Provincia con delega alla Cultura, ha appena partecipato all'ultima giunta. E, come in un flashback, ripercorre questi cinque anni e mezzo con orgoglio ma anche un filo di amarezza. Anche perchè, di tutto ciò che è stato seminato in questo lustro, non si sa bene cosa resterà.

Assessore, da ingegnere prestato alla Cultura pensa di aver lasciato un segno?

«Spero proprio di sì. Certo, si sarebbe potuto fare molto di più se il mio mandato non fosse capitato nell'era dei tagli agli enti locali, a discapito soprattutto di settori come la cultura. Però penso ugualmente di aver regalato una gestione democratica, policentrica e mai faziosa del programma culturale. Mi riferisco soprattutto a Spazio Oberdan, che è diventato uno spazio espositivo multidisciplinare aperto ai giovani. Ma penso anche al teatro: la mia iniziativa promozionale “Invito a Teatro“ si è estesa in questi anni anche alle sale di provincia».

A proposito di Oberdan, che oltre a essere sede di mostre ospita anche Cineteca Italiana: che fine faranno questi luoghi, ora che l'ente sparisce?

«È una domanda da un milione di dollari. Di fatto, il programma espositivo coprirà ancora tutto il 2015, mentre con la Cineteca il contratto scadrà nel 2016. Dopo chi lo sa. Dipende da cosa ne faranno gli enti che lo gestiranno».

La Città Metropolitana?...

«La Città Metropolitana per il momento ha solo cinque-sei deleghe, rispetto a tutte quelle degli assessorati della Provincia che ammontano a una ventina. E tra queste deleghe la Cultura non figura, così come manca l'Agricoltura, la Protezione Civile, la Caccia e Pesca, i Servizi sociali. La decisione spetterà alla Regione che deve varare una legge ad hoc».

Secondo lei come andrà a finire?

«Tutto può succedere, ma mi rifiuto di credere che si rinunci a un polo culturale come quello di via Veneto. Piuttosto potrebbe prendere indirizzi diversi, come diventare un centro monotematico dedicato al cinema o alla fotografia».

Peccato che la Provincia quest'anno lo abbia inserito nell'elenco dei beni immobili alienabili. Qualcuno potrebbe trasformarlo in un nuovo megastore...

«Siamo stati costretti a farlo per far quadrare il bilancio. Gli immobili purtroppo sono una delle garanzie economiche per rispettare il Patto di Stabilità. Siamo però almeno riusciti a separare gli spazi espositivi dagli uffici; quelli sì che potrebbero diventare appartamenti».

Una china pericolosa, siamo a Porta Venezia...

«Se è per questo abbiamo fatto cinque bandi per cercare di vendere la sede di corso di Porta Vittoria ma non ci siamo riusciti».

E il Museo della Fotografia a Cinisello? Minaccia di chiudere...

«La situazione è molto difficile ma almeno, per fortuna, siamo riusciti in extremis a versargli il contributo per il 2014 e dunque chiuderanno l'anno senza debiti. L'anno prossimo la vedo dura, l'unica speranza è che diventi museo nazionale, oppure che se ne facciano carico Regione Lombardia e Comune di Milano».

Lei adesso che farà?

«Torno a fare l'ingegnere, professione che non ho mai abbandonato. Ma amo la politica, dunque mi considero a disposizione».