Arexpo, fusione ancora «in alto mare»

Valutazioni in corso sul riciclo degli arredi del sito: si pensa alla strada dell'asta

Si allungano i tempi sulla gestione del post Expo. Mentre a Rho sono in azione le ruspe e ogni Paese sta provvedendo a sbaraccare il suo padiglione, i lavori del consiglio di amministrazione per stabilire le regole di gioco della «fase B» vanno al rallentatore.

«In alto mare» l'operazione di fusione fra Expo e Arexpo, perché «dipende dal governo». A riferirlo è Michele Saponara, consigliere di amministrazione di Expo, al termine della riunione del board di via Rovello convocata ieri. Un incontro «interlocutorio», a quanto si apprende, senza decisioni prese. Si è fatta una «ricognizione della situazione» sulle due società, spiega Saponara, lasciando la sede di Expo. In teoria una società dovrebbe confluire nell'altra ma sono in corso le trattative per vedere in che termini. E si aspetta di conoscere la posizione del governo.

Durante la riunione si è anche discusso della dismissione degli arredi utilizzati negli scorsi sei mesi: le scrivanie, le sedie, i mobili degli uffici e tutto ciò che è in capo alla società. Al momento non è stata presa nessuna decisione ma la strada più percorribile sembrerebbe quella dell'asta, così come stanno facendo parecchi padiglioni con il materiale che non intendono riportarsi a casa. L'asta ad esempio è la strada scelta dal Brasile per piazzare oggetti di peso come la rete d'acciaio: rimpatriarla sarebbe troppo costoso e si spera che un pool di privati si aggiudichi «il corridoio sospeso».

La questione è diversa per gli arredi Expo. «Ci sono alcune valutazioni da fare - spiega Saponara - ce ne sono alcuni di valore e altri usati». Durante il consiglio di ieri non si è discusso né degli ingressi né del bilancio finale: il tema numeri e introiti verrà affrontato in un secondo momento. Ora si devono sbloccare alcune situazioni per poter procedere nella gestione del post Expo e della realizzazione del campus universitario o quel che sarà.

Nei prossimi giorni sarà chiarita anche la questione della Triennale, che ad aprile organizzerà ad Expo il suo museo dell'architettura e del design. Lo staff ha proposto al presidente Claudio De Albertis di spostare la mostra dalla sede dell'ex media center al Cardo, là dove c'erano il padiglione Coop e Assolombarda. Ieri i curatori della Triennale hanno effettuato un sopralluogo per verificare se è possibile utilizzare l'area vicino all'ingresso sud.